Non posso proprio trascinare questo peso con me nel 2025, quindi eccomi qua, ultimo articolo dell’anno su qualcosa che ha fatto parte integrante del mio 2024: Life Is Strange. E, in particolare, il nuovo titolo della saga uscito lo scorso 29 ottobre.
Vi avverto: sarò poco carina in questa recensione, e controvoglia, perché tutto speravo fuorché di dover essere cattiva verso quella che è letteralmente la mia serie di videogiochi preferita.
Le origini
Il primo Life Is Strange è forse quello che conoscono un po’ tutti (rightfully so): un gioco dell’ormai lontano 2015, grafica vecchio stile, colori caldi, una colonna sonora indimenticabile, le magnifiche coste dell’Oregon e le atmosfere nostalgiche, la storyline mozzafiato, il legame indissolubile fra la protagonista Max e Chloe Price, la nostra punk dai capelli blu. Questo prodotto dello studio Don’t Nod è un gioiellino sempreverde, una storia che ancora oggi riesce a toccare il cuore, che nonostante per alcune persone sia “superato” a livello grafico e di gameplay, rimane sempre iconico. Don’t Nod ha prodotto per lo stesso franchise anche The Awesome Adventures of Captain Spirit e Life Is Strange 2, la storia dei fratelli Sean e Daniel che esplora i legami familiari e affronta con estrema delicatezza tematiche di rilievo come il razzismo. Gli altri titoli – Life Is Strange: Before The Storm, Life Is Strange: True Colors e l’ultimo arrivato, Life Is Strange: Double Exposure – sono invece opera dello studio Deck Nine, dopo l’acquisto dei diritti da Don’t Nod che, invece, aveva dichiarato che non avrebbe più pubblicato seguiti della storia originale. Approfitto dell’occasione per segnalarvi l’uscita del nuovo gioco di questi ultimi, Lost Records: Bloom and Rage, il prossimo febbraio. Io lo sto aspettando con ansia, si prospetta essere una storia bellissima, con personaggi e gameplay memorabili. Vi lascio qui il trailer.
L’annuncio del ritorno di Max Caulfield
Ma veniamo a noi: evito la digressione in cui esprimo la mia opinione sugli altri titoli targati Life Is Strange (anche qui però avrei molto da dire, quindi se a qualcuno può interessare possiamo farci una bella chiacchierata). Andrò invece dritta al punto, ovvero la mia opinione sull’ultimo titolo della serie.
Lo scorso giugno – lo ricordo bene, ero a lavoro disperata e ho dovuto contenere la fangirl che è in me per questo “regalo” di compleanno in ritardo – è stata annunciata l’uscita di Life Is Strange: Double Exposure, la cui peculiarità è il ritorno della famosa protagonista del primo gioco, Max Caulfield, dieci anni dopo gli eventi della storia originale. Potete ben immaginare la mia gioia, essendo Max il mio personaggio del cuore.
(SPOILER ALERT: finale di Life Is Strange 1) Ovviamente chi ha giocato il primo titolo ricorda bene il drammatico finale e la terribile scelta davanti alla quale il giocatore e Max si trovano: salvare Arcadia Bay dal tornado causato dai viaggi nel tempo di Max e sacrificare Chloe, oppure lasciare che la tempesta distrugga la città e salvare la persona più importante della vita di Max?
Bae or Bay?
Personalmente, lo ammetto, faccio parte di quella percentuale di brutte persone che hanno sacrificato la città senza pietà per salvare Chloe, perché mi ero affezionata esageratamente al suo personaggio e non potevo semplicemente accettare che lei e Max si separassero per sempre, non dopo tutto quello che avevano vissuto insieme durante quella settimana e non dopo tutto quello che, da giocatori, avevamo fatto nel corso dei cinque episodi per salvarla. Non mi dilungherò sul dibattito attorno al dilemma finale, anche perché gli stessi creatori considerano entrambe le scelte canon ed entrambe le opzioni hanno motivazioni forti alla loro base.
Il nuovo capitolo comincia, come già detto, dieci anni dopo l’accaduto: Max è una fotografa affermata ed è temporaneamente assunta come insegnante presso la Caledon University in Vermont. Ha dei nuovi migliori amici, Safi e Moses, e la sua vita si intreccia sin dai primi minuti di gioco alle vite degli altri professori e studenti del college. Ma in tutto questo, la prima domanda che sorge spontanea è: dov’è Chloe?
I due finali del primo gioco nel nuovo capitolo
Ci sono due possibili risposte: infatti, è possibile scegliere il finale preferito del primo gioco, e quindi decidere se Chloe è ancora in vita o meno. In un caso, ovviamente, c’è poco da fare: Chloe è morta uccisa da Nathan e Max non ha più fatto nulla per fermarlo, impedendo alla tempesta di distruggere Arcadia Bay. La Max adulta è ancora profondamente addolorata per l’accaduto, e cerca di fare i conti con il suo passato mentre affronta le sfide del suo presente.
L’alternativa, tuttavia, è ciò che ha sollevato le prime polemiche nel fandom: «Vogliamo onorare entrambe le scelte, non crediamo che esista una scelta giusta o una sbagliata» erano state le parole degli sviluppatori durante la promozione del gioco; eppure, questa “promessa” è venuta immediatamente meno al momento dell’uscita, quando l’alternativa in cui Chloe è viva la rivela ugualmente separata da Max: le ragazze si sono infatti lasciate (se il giocatore aveva scelto di renderle una coppia, come la maggior parte, inclusa me, ha fatto) oppure si sono allontanate anche come semplici amiche.
La caratterizzazione dei personaggi va a farsi benedire
Inutile dirvi che le giustificazioni sono completamente decontestualizzate rispetto alla storyline originale e rappresentano una bastardizzazione totale del personaggio di Chloe. In breve, secondo quest’ultima, che non fa nemmeno un’apparizione nel gioco, se non in pochi miseri messaggi sui social media, Max sarebbe rimasta “troppo ancorata al passato” e a Chloe non è neanche mai andato giù completamente il sacrificio che la ragazza ha fatto per lei, lasciando che il tornado spazzasse via tutte quelle vite, fra cui quella di sua madre Joyce. In più, Chloe si definisce “uno spirito libero” e dice di non essere pronta ad accasarsi con Max davanti alla richiesta di quest’ultima di fermarsi insieme in un posto più a lungo del solito, dopo anni trascorsi in viaggio. E qui un nuovo giocatore potrebbe anche dire che è un pensiero lecito da parte sua, ma chi conosce il gioco principale forse storcerà un po’ il naso. Chloe ha letteralmente vissuto il trauma dell’abbandono per tutta la sua adolescenza: prima con la morte di suo padre, poi con il trasferimento di Max a Seattle, e infine con la sparizione di Rachel. Nel finale del primo titolo, pur offrendo di sacrificarsi per risolvere la situazione, Chloe afferma sin da subito che qualunque sia la scelta di Max, la appoggerà incondizionatamente. Quando Max decide di salvarla lei le promette di restarle accanto per sempre, ed è quello che anche gli sviluppatori originali continuano a confermare davanti alle domande insistenti dei fan disperati davanti a un finale così aperto. Tant’è che Don’t Nod, per far mettere l’anima in pace alla fanbase, ha inserito qualche piccolo easter egg in Life Is Strange 2, ambientato qualche anno dopo il primo, che rivelano Max e Chloe ancora felicemente insieme nel caso in cui quest’ultima sia ancora in vita.
Neanche la caratterizzazione di Max – la protagonista, ricordiamoci! – è stata risparmiata dagli orrori della scrittura. Va bene che in dieci anni le persone cambiano, ma per certi versi vediamo una Max irriconoscibile e out of character. L’unico tratto apprezzabile è la maggiore sicurezza di sé e fiducia nel proprio talento da fotografa (anche se spesso, soprattutto nei contesti sociali, il tutto sfocia in interazioni con altissimi tassi di cringe e nonsense). Allo stesso tempo, però, Max commette esattamente gli stessi errori di quando aveva diciotto anni, dimostrando una crescita pari a zero del personaggio. «Avevo giurato di non usare mai più i miei poteri», esordisce all’inizio del gioco. Giustamente, dopo il trauma enorme di quanto successo con Chloe (a prescindere dalle scelte fatte dai giocatori) avrebbe dovuto imparare la lezione. E invece che cosa fa, non appena si ripresenta un problema praticamente identico a quello del primo Life Is Strange? Proprio quello che non dovrebbe, ovvero usare i suoi poteri. Il che ovviamente comporta, come sappiamo da sempre, delle conseguenze.
La promo vergognosa
La cosa peggiore, a mio parere, è stata la campagna di marketing prima dell’uscita del gioco: nessuno ha mai confermato o negato la presenza di Chloe (che, diciamocelo, è il personaggio che ha in media più successo nella serie, mentre a Square Enix sembra stare piuttosto antipatica, arrivati a questo punto). Questo silenzio ha portato il fandom a creare un’infinità di teorie attorno alle possibilità di un suo ritorno, alimentando false speranze. Sui social media, soprattutto X, gli account degli sviluppatori erano costantemente tartassati sotto ogni post con domande su dove fosse Chloe. Chiaramente, ciò è andato, in alcuni casi, a favore della promozione, che ha generato una serie di preordini (aperta breve parentesi: il prezzo della ultimate version, circa 80€, è piuttosto proibitivo per un prodotto del genere. Senza contare che i “contenuti extra” della versione completa, incluso l’accesso anticipato ai primi due dei cinque episodi, non valgono assolutamente i 30€ di differenza rispetto al base). Potete ben immaginare quindi la delusione generale quando, appena cominciato il primo episodio, è arrivata la fatidica conferma, per di più accantonata in maniera superficiale e il più rapidamente possibile.
Il gioco
Messa da parte la rabbia per la separazione di Max e Chloe, però, che cosa rimane del gioco? Ebbene, l’azione comincia quando Max si trova davanti al cadavere della sua migliore amica Safi, misteriosamente uccisa da un colpo di pistola una sera a pochi passi dal campus. Vi ricorda forse qualcosa?

Poco dopo l’accaduto, Max scopre che i suoi poteri, rimasti inutilizzati fino a quel momento, si sono evoluti in modo tale da renderla in grado di viaggiare attraverso due linee temporali: in una di queste Safi è ancora viva, anche se comunque in pericolo.
Inizia quindi una vera e propria caccia al colpevole, così che Max possa salvare la sua amica nella seconda timeline. Non spreco parole per raccontare tutta la trama, che vuole partire come un mystery ma poi si trasforma letteralmente in un pasticcio di poteri, confusione temporale, e scopiazzamenti volgari e privi di senso della storia originale. La volontà di sostituire Chloe con Safi è palese, anche se gli interessi romantici sono in realtà Amanda e Vinh (un personaggio più banale dell’altro, esistono solo per essere una scelta per Max. Amanda leggermente meglio di Vinh, più simpatica e carina se presa singolarmente. Lui indecente, messo lì solo per avere l’opzione maschile – del tutto evitabile per Max a mio parere, ma questo è un altro discorso ancora).


Sempre seguendo il discorso della copiatura acritica del primo gioco, abbiamo anche una trama secondaria che fa palesemente eco alla storyline di Rachel e del professor Jefferson (e che non va a finire assolutamente da nessuna parte). Inoltre, nell’ultimo episodio, seguiamo Max attraverso un “incubo” (anche qui come nel primo titolo), che riproduce persino la clamorosa scena nel bagno della Blackwell del gioco originale. Il tutto in maniera terribilmente confusionaria, tanto che anche un giocatore appassionato fatica a seguire il filo del discorso: e pensare che questo è stato presentato come un titolo giocabile anche senza bisogno di recuperare i precedenti (spoiler: non lo è, assolutamente).

Chiaramente, se si spegne il cervello e si gioca tanto per, può essere anche un gioco carino, con delle scene divertenti o ad alta carica emotiva, la solita musica d’atmosfera à la Life Is Strange (anche se incomparabile alle colonne sonore del primo e a quella di Before The Storm), bella ambientazione, una modalità che permette di scattare fotografie durante il gioco, la possibilità di cambiare outfit (che però ho trovato eccessivamente trash) o le scene extra con i gattini nella versione integrale (per quanto riduttive per il loro costo, sono comunque carine).
Safi (SPOILER), è anche un bel personaggio, bella l’idea che sia la “cattiva” inaspettata, ma le sue motivazioni stanno in piedi fino a un certo punto. In soldoni, anche Safi ha un potere: è una mutaforma, e utilizza questa abilità per tutto il gioco a suo vantaggio, confondendo ulteriormente gli schemi. Questo e altri aspetti del gioco avrebbero potuto essere meglio approfonditi, ma rimangono inconcludenti, aggiungendosi ai tanti buchi di trama.
Un prodotto dimenticabile
Alla fine della giornata, questo videogioco è sicuramente tutto tranne che memorabile. Persino nella community di fan più affezionati il titolo è finito nel dimenticatoio molto presto, dopo un primo scalpore generato al momento dell’uscita. Io vi avevo addirittura detto che mi sarebbe piaciuto giocarlo in live su Twitch, ma onestamente alla fine ho deciso di non spenderci neanche un euro, guardando piuttosto alcuni gameplay (fra cui quello immancabile di Kenoia, ovviamente) per capire se ne valesse davvero la pena. Se ne avrò buona occasione ci giocherò in prima persona più avanti, ma per il momento non la ritengo un’esigenza, anzi. Anche se non ne parlerò direttamente qui, vi lascio un link che può essere un’interessante spunto sul motivo per cui mi sono rifiutata di finanziare ulteriormente lo studio, soprattutto in seguito alla distruzione senza pietà dei miei personaggi preferiti. Dire che è stata una delusione enorme è dire poco – i giorni dell’uscita sono stati pieni di frustrazione e rabbia per me e per la community con cui chiacchiero quasi ogni giorno di questo argomento.
Il messaggio mancante
Max e Chloe sono i miei personaggi preferiti, e da qui l’intensità della mia indignazione, ma in generale ho percepito questo gioco come un vero e proprio insulto a quello che è il senso più profondo di Life Is Strange, almeno per com’era stato concepito da Don’t Nod: il focus sulle vite umane, su questioni sociali e morali importanti e sull’impatto che hanno le nostre scelte. Mi spiace, ma DeckNine non riesce proprio a coglierlo: si vede negli altri giochi che ha rilasciato per la serie, che ho comunque trovato godibili, ma con questo ha toccato il fondo. Un pizzico di fan service ben fatto poteva essere anche una “coccola” ai fan più affezionati, ma purtroppo non è questo il caso: più che fan service mi è sembrato un continuo riciclaggio delle idee originali (e in parte anche dei fumetti, al contrario bellissimi), svuotate del loro significato.
Aggiungo anche un piccolo appunto sulle tematiche LGBTQ+, da sempre molto care al franchise: mi sembra che ci sia stato un tripudio di personaggi queer in questo titolo, forse anche un po’ troppo, a tal punto da renderlo irrealistico, o perlomeno visibilmente forzato. Insomma, non si vuole gridare al queer baiting, ma sembra che, sotto sotto, si vada a finire lì. Interessante, se si pensa che lo studio attuale ha dichiarato una volta di non volere che Life Is Strange venga classificato puramente come «il gioco gay».
Life Is Strange vs Marvel?

La ciliegina sulla torta? Il finale trash in stile Avengers, con tanto di scena post titoli di coda, il suggerimento di voler creare una vera e propria squadra di personaggi con i poteri, facendo un cenno anche al possibile ritorno dei protagonisti degli altri giochi della serie, e la scritta “Max tornerà”.
Alla fine del quinto episodio, infatti, Max deve scegliere se unirsi a Safi nella ricerca di altre persone con i poteri, oppure di non prendere parte ai suoi piani, e schierarsi quindi contro di lei. Safi crede infatti che coloro che possiedono dei poteri siano superiori, una specie di semidei insomma, e che quindi dovrebbero dominare il mondo insieme, come i migliori cattivoni delle favole. Boh! Che poi, da quando il focus di Life Is Strange è sui poteri dei personaggi? A me è sempre parso tutto il contrario.
This action will have consequences…
In definitiva: no, Double Exposure NON è assolutamente un degno sequel del primo gioco, e si sarebbe potuto evitare del tutto. L’idea di riportare indietro Max per assicurarsi una base di giocatori avrebbe anche potuto essere giustificabile, ma se poi non sai cosa farci con i personaggi, che sembri addirittura non conoscere minimamente, portandoli alla “miscaratterizzazione” più assoluta, allora è il caso di evitare e proporre, piuttosto, un titolo nuovo, sulla stessa scia dei precedenti, ma con personaggi nuovi. Anche perché poi, a conti fatti, il gioco è stato più un flop che un top. Ora vedremo se questa scelta di promettere un sequel sarà vincente, proponendo una soluzione al pasticcio di Double Exposure (ma ci basta anche il contentino di Max e Chloe che ritornano insieme, a questo punto), oppure se sarà la fine per questa serie di giochi bellissima, ma dalla storia un po’ travagliata.
Detto ciò, ci rivediamo qui sul blog nel 2025, con l’augurio di portarvi nuovi contenuti interessanti e magari di poter attivare, finalmente, l’area dei servizi 🦋
Ari
The Last Writer








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