Recensione, banner e header a cura di Claudia @lamensoladicla.
Salve a tutti e benvenuti al nostro appuntamento mensile con il Labirinto di Parole di Ariadne (che ringrazio sempre per l’ospitalità). Oggi vi propongo qualcosa di leggermente differente rispetto alle altre volte: se fino a ora vi ho parlato di libri di autori indie, oggi vi parlo di un libro edito da una CE indipendente. Si tratta di “Robin Blood” di Luca Fagiolo (@fagiolo_scrive), un urban fantasy dalle tinte horror edito da @acheronbooks.

1999, Mutina. Come tutti gli umani, Paride è schiavo dei vampiri che dall’Italia hanno esteso il proprio dominio all’intera Europa dopo la scoperta dei gruppi sanguigni a inizio secolo. Deciso a rifiutare quello che sembra un destino inevitabile, ogni notte rischia la vita per derubare gli esattori delle loro preziose tasse di sangue. Chiamato «Robin Blood» dai suoi concittadini, il suo unico desiderio è impedire che altri debbano morire come sua moglie per una mancata trasfusione.
Quando un colpo all’apparenza facile prende una piega inaspettata, Paride si trova a salvare la giovane Cornelia da un rapimento ordito dal siniscalco di Mutina. Tra le mura impenetrabili della città scatta così una spietata caccia all’uomo che coinvolge ogni cerbero al servizio dei vampiri. I posti dove nascondersi sono pochi e proteggere Cornelia rischia di essere la fine per Robin Blood e i suoi furti. Ma Paride non può abbandonarla. Pare infatti che il sangue della ragazza sia speciale, che nasconda un segreto legato alla stirpe di Longino da cui discendono i vampiri. E che sia la chiave per debellarli per sempre.
In una Modena di fine anni Novanta oscura e oppressa, Paride è l’unico che ha il coraggio di sfidare il governo tirannico dei vampiri, che dall’inizio del secolo spadroneggia in tutta Europa dopo che la scoperta dei gruppi sanguigni ha eliminato l’unica debolezza che li teneva lontani dal prendersi il loro posto di comando. Da quando sono saliti al potere, riscuotono salatissime tasse di sangue che stanno mettendo a rischio la vita degli umani, impossibilitati ad arrivare a una trasfusione in caso di necessità. Così Paride, che non ha nulla da perdere, sfida il sistema per derubare gli esattori. Ma, una notte, salva una ragazza che sembra essere tanto, troppo importante per i vampiri. E che forse potrebbe riaccendere una speranza.
Innanzitutto, facciamo tutti un applauso al ritorno dei vampiri mostri. Ai vampiri che fanno paura. Ai vampiri che squartano la gente con quell’eleganza che solo i vampiri hanno. Ai vampiri che hanno voglia di sangue, e solo di sangue. Perché, oggettivamente, la figura del vampiro negli ultimi anni ha preso una deriva molto diversa da quella che ho appena descritto. Sono una bimba dei primi anni Duemila, sono cresciuta con Twilight come ideale di vampiro. Che non rinnego (benché, se lo rivedessi ora, mi partirebbe un embolo), e tuttavia Edward sbrilluccicoso non mi hai mai fatto paura, manco a 9 anni. Vedere finalmente i vampiri tornare a fare i cattivi spietati, senza se e senza ma, e mantenendo la stessa eleganza che ha sempre contraddistinto la loro figura, è stata già così una ventata di aria fresca. Se poi ci aggiungiamo che Luca Fagiolo ha rivoluzionato completamente la loro origine, traendo spunta dalla cultura cristiana, e ha saputo incorporare i gruppi sanguigni per creare un sistema innovativo… impazzisco.
Continuando sullo stesso filo, un’altra cosa che mi ha particolarmente colpito è stato il ruolo che i vampiri sono riusciti a conquistare all’interno della società. Mi è sempre suonata strana la rappresentazione del vampiro come essere potente, spietato, superiore agli umani, che però è, nella maggior parte delle volte, una minaccia mai concretizzata, un essere costretto a vivere nell’ombra da limiti che, nella realtà, non sembrano poi così difficili da superare. Il vampiro di Luca Fagiolo, invece, nonostante abbia forse anche più limiti rispetto ai colleghi classici, trova un modo per superarli e per girarli a suo vantaggio. Non si è fermato a riposare nella bara del suo castello ad aspettare che arrivassero le sventurate prede, ma è uscito, è andato a caccia, ha fatto il predatore, e ora si ritrova al vertice della catena alimentare, dove, a rigor di logica, sarebbe dovuto sempre stare. Tanto che ormai è riuscito a costruire un sistema politico attorno alla sua figura, le prede si sono trasformate in tributi, e non deve fare più nulla per ottenerle. In questa ottica, anche il viaggio dell’eroe protagonista cambia totalmente di significato: non più un’impresa individuale per scacciare un pericolo nascosto nell’ombra, ma una vera e propria lotta continua e (idealmente) organizzata per detronizzare un regime tirannico molto più forte, o per lo meno indebolirlo.
A proposito di eroe, abbiamo parlato tanto dei cattivi, ma nulla è stato detto su Paride, il protagonista. Un protagonista che, benché non si possa definire esattamente “anti-eroe”, sicuramente non è un eroe luminoso senza macchia e senza paura. Innanzitutto, è un eroe adulto, con un passato importante alle spalle e che ha già vissuto una vita completamente diversa da quella che sta vivendo ora. La morte della moglie non ha solo un ruolo primario nella scelta di diventare Robin Blood, ma ha soprattutto cambiato la sua visione della vita e il suo rapporto con le persone, e questo diventa evidente nella sua relazione con Cornelia, che è il suo completo opposto. Paride è cinico, schivo, e mescola al suo ideale di giustizia un neanche troppo velato desiderio di vendetta.
A far da contraltare a Paride c’è il Siniscalco, vampiro ambizioso quanto spietato, di cui possiamo seguire le mosse in contemporanea grazie al doppio POV. Ma attorno a loro ruota tutto un cast di personaggi di incredibile spessore che arricchisce ancora di più la storia. Se proprio dovessi trovare qualcosa che non mi ha convinto del tutto, forse i personaggi femminili risultano un po’ meno carismatici rispetto a quelli maschili. Non che siano scritte male, anzi, ma, al netto di coloro dotati di POV (ovviamente avvantaggiati), tendevo a preferire i personaggi maschili anche se con meno spazio all’interno della storia, almeno a livello di carisma.
Ma la cosa che ho apprezzato di più di tutte è stato il setting. Ciò che amo di più di Acheron Books è che non solo scelgono unicamente romanzi italiani, ma li scelgono solo con ambientazione italiana. Il che comporta un catalogo ricco di rielaborazioni fantastiche e originali di luoghi che conosciamo e amiamo, e che altrimenti non godono quasi mai dello stesso spazio. Mutina non è sicuramente da meno: un setting oscuro e spettrale, adatto alle tematiche della storia, eppure vivo e sempre pronto a risplendere nell’azione. Ho amato le “gite sui tetti” di Paride e Cornelia, mi sono sentita presente in ogni strada, in ogni vicolo. E c’è una location verso la fine che mi ha fatto davvero impazzire, ma non la posso dire per non fare spoiler. Però diciamo che aveva un suo fascino anche e soprattutto a livello simbolico.
E questo è tutto! Spero di avervi incuriosito! Ringrazio ancora Ariadne per la sua gentilissima ospitalità e vi do appuntamento al prossimo mese!







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