“Tutti dovremmo essere Murbella: La storia del demone paludato di nero” di Take Otòs – Il Labirinto di Parole #22

Articolo scritto da Take Otòs  (@take_otos).

Uno dei personaggi femminili più iconici mai esistiti è praticamente sconosciuto.

Questo articolo è diverso dagli altri: è un appello.

Spiegatemi perché nessuno sa chi sia Murbella.

Soprattutto in questa era da BookTok selvaggio, dove la gara preferita sembra essere scrivere eroine femminili e femministe (whatever that means, perché il senso reale si è perso e banalizzato) che dominano grandi saghe risultando, nella maggior parte dei casi, pallide imitazioni di chi le ha precedute.

Dov’è la forza tragica e selvaggia del “demone paludato di nero”?

Ve lo dico subito: nel sesto libro di Dune, La Rifondazione (Chapterhouse: Dune).

Dune oggi lo conoscono tutti per via dei film (e se apprezzo la versione spericolata di Lynch, penso che nessuno dei tentativi renda, comunque, giustizia allo spessore che Herbert ha messo su carta) ma quando lessi la saga a vent’anni, conoscevo pochissime persone che fossero arrivate fino alla fine. Eppure, l’ultimo libro è il più bello, il più poetico, il più violento. È il motivo per cui ho deciso di scrivere.

È il mio papà artistico.

Dune è una saga ambientata in un futuro lontanissimo, dove il potere politico e religioso si concentra attorno alla spezia di Arrakis, una sostanza che permette di navigare nello spazio e di vedere oltre il tempo. Paul Atreides, il messia atteso, scatena una jihad galattica. Millenni dopo, suo figlio Leto II trasforma l’umanità imponendo un dominio assoluto per garantirne la sopravvivenza.

Accanto a loro agisce il Bene Gesserit, un ordine femminile che esercita un controllo totale sulla mente e sulla genetica umana.

La trama del sesto libro inizia millenni dopo Paul e Leto II, mentre la galassia è ancora terreno di scontro. Alle Bene Gesserit si oppongono le Matres Honoratae: non controllano la mente, ma il corpo. Attraverso tecniche sessuali che generano dipendenza, si insinuano in ogni fessura del potere.

In questo scenario emerge Murbella, giovane Mater Honorata catturata dalle Bene Gesserit per essere trasformata in una di loro.

Murbella non tradisce le Matres. Si piega alle Bene Gesserit per studiarle. In poco tempo diventa capace di controllare il corpo con le tecniche delle une e la mente con le capacità delle altre. Diventa un’arma totale.

Un’arma che solo Duncan Idaho sembra poter disinnescare. Sebbene non immune al suo fascino, Duncan non ne viene controllato e da un rapporto di diffidenza e fastidio reciproco, nasce un sentimento di rispetto e, probabilmente, nella complessissima visione herbertiana, anche d’amore.

Duncan decide di rifiutare i legami con il passato che lo vogliono solo eterna memoria di ciò che fu.

Fugge.

Murbella no.

Rinuncia.

Ha mentito. Forse non a Duncan. Ma alle Bene Gesserit. E alle Matres Honoratae.

Sceglie il potere e diventa dominatrice incontrastata del suo mondo.

Al lieto fine col cavallo bianco preferisce la forza. E la (sua) verità.

Ed è qui che nasce il personaggio leggendario.

Murbella è Murbella fino in fondo e probabilmente (perché Herbert lasciò volutamente il finale aperto, avendo l’intenzione di scrivere altri libri), avrebbe ritrovato Duncan, l’unico a capirla.

In questo personaggio c’è tutto quello che serve per creare una protagonista memorabile.

C’è lo scontro tra apollineo e dionisiaco. Murbella è probabilmente il personaggio più chiaramente “nietzscheano” dell’intera saga.

Il lato dionisiaco è la Mater Honorata: sessualità come arma, istinto, violenza.

Il lato apollineo è l’addestramento Bene Gesserit: controllo, strategia, pianificazione.

Murbella non oscilla fra questi opposti, li integra.

Il suo corpo è dionisiaco, la sua mente apollinea.

Il suo ruolo politico è l’equilibrio tra i due.

Diventa Madre Superiora proprio perché è l’unica in grado di tenere insieme eros e controllo.

Cosa la rende speciale? Non appartiene a nessuno.

Viene da un sistema (le Matres Honoratae), ne attraversa un altro (il Bene Gesserit), rischia di perdersi in un terzo (Duncan). E sceglie sé stessa.

Ma non fuggendo.

Troppo facile. Questo facciamolo fare alle Mary Sue qualunque che fissano l’orizzonte dicendo di aver trovato la loro strada mentre sbattono le ciglia.

Murbella sceglie di comandare tutto. La sua libertà se la prende dando alla galassia la forma che vuole lei.

Con il protagonista maschile non c’è una rottura emotiva, ma una divergenza ontologica. Si scelgono emotivamente, ma non esistenzialmente.

Mentre lei non è madre, seduttrice, stratega o guerriera: è tutte queste cose insieme.

Combatte fisicamente, domina sessualmente, governa politicamente, evolve spiritualmente e guida una civiltà.

Non è costruita come simbolo, ma lo diventa attraverso l’azione.

Alla fine, unifica due civiltà nemiche, crea un nuovo ordine e sopravvive alla guerra totale chiudendo l’arco politico della saga.

Duncan porta il futuro.

Murbella costruisce il mondo che deve sopravvivere abbastanza a lungo perché quel futuro esista.

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Ariadne Taylor

Come la principessa di Creta, possiedo un filo. Lei lo usò in un oscuro labirinto per liberare se stessa; io lo sciolgo in un labirinto di parole per liberare le mie storie.
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