Rallentare. – The Last Diaries #1

Inauguro questo format in un momento in cui il bisogno di rallentare è per me indispensabile

Ultimamente mi ritrovo fin troppo spesso a pensare a quanto sia il mio corpo sia la mia mente mi stanno implorando di dargli un po’ di tregua, mentre io continuo a sentirmi tremendamente in colpa se non faccio abbastanza. Studiare, lavorare, fare movimento, produrre, coltivare rapporti di amicizia, rispettare le scadenze, consegne di massima qualità.

Poi arriva quel momento in cui mi chiudo nella mia stanza, con i miei pensieri, i miei comfort media, qualsiasi elemento sia in grado di spegnere tutte le voci che litigano nella mia testa. Ed è proprio lì che poi diventa difficile uscire di nuovo, perché è così bello prendere finalmente quello di cui ho bisogno, darmi le cure che voglio.

Il mondo, però, non aspetta. Le caselle sul calendario si riempiono, gli impegni in agenda anche, le aspettative di chi là fuori conta su di me non spariscono nel momento in cui io richiudo la porta di casa alle mie spalle.

E inevitabilmente qualcosa viene sacrificato nel mezzo.

Venerdì e sabato ho fatto un salto al SalTo. (Ah-ah, divertente.)

Questo è stato il mio terzo Salone, ed è stato completamente diverso da quelli degli scorsi due anni. Le altre volte mi sono fatta una maratona di almeno 4 giorni su 5, incontrando persone a destra e a manca e spaccandomi la schiena con una montagna di acquisti. Bellissimo, bellissimi ricordi che porto ancora nel cuore, insieme alle persone che ne hanno fatto parte.

Quest’anno, però, ho vissuto tutto in modo più lento, più “offline”. Niente stories sul momento, niente scroll ansioso dei contenuti che mi ero persa. Solo qualche messaggio mirato per trovare un punto d’incontro. Mi sono scoperta con sorpresa immune alla famosa fomo di cui tanto si parla in questi giorni, tant’è che non credevo nemmeno ci sarei più andata, vista la valanga di incombenze che mi opprime in questo periodo. Poi ho deciso che poco e mirato è molto meglio di troppo e caotico, e anche meglio di niente e rimpianti. Quindi ho stilato una piccola lista di priorità, e quest’anno come non mai sono riuscita a rispettarla.

Sono comunque riuscita a vedere tutte le persone che avrei davvero voluto, partecipare a qualche evento interessante e ad acquistare tutti i libri, fumetti e graphic novel che speravo? La risposta, ovviamente, è no. E va benissimo così.

Il venerdì ho fatto una toccata e fuga, ma ho avuto il piacere di trascorrere del tempo con un’amica, Mari, che proprio dallo scorso Salone è rimasta una costante e con cui ho avuto il piacere di coltivare l’amicizia anche al di fuori della bolla di Instagram.

Poi ho finalmente potuto abbracciare Alexis, che l’anno scorso non sono riuscita a trovare in mezzo al caos. Ho conquistato la mia copia de La casa di campagna e ho approfittato per strapparle una dedica anche su Fernik, tutta piena di segnalibri nei punti che ho adorato di più. L’ho rincontrata ancora dopo in mezzo agli stand, dove ci siamo fatte una chiacchierata spontanea, di quelle che ti arricchiscono e ti ridanno la carica anche quando la stanchezza inizia a prendere il sopravvento.

Poi è stata la volta di Martina – anche qui, il suo Ser Kal era già fra i miei scaffali dei libri letti e apprezzati, ma è stato bellissimo poter finalmente scambiare due parole dal vivo con lei, raccontarci come stavano andando le nostre giornate, parlare dei progetti di scrittura futuri.

Sempre nella stessa zona sono riuscita a ritrovare la cara Viviana, di cui ho adorato All’Ombra del Drago, e dove ho recuperato anche il suo racconto extra ambientato nello stesso universo narrativo.

Ho trovato anche Samantha e la sua Lucilla Ingannamorte, uno dei pochi ma buoni libri che mi sono portata a casa quest’anno. La sequenza di panico con PayPal fuori uso, la connessione rotta e il salvataggio finale con l’hotspot è stata memorabile.

E poi ci sono stati loro, gli amici del Quindie. Lo sforzo di trovarsi tutti nello stesso posto allo stesso momento, le risate complici dopo neanche un minuto passato insieme, gli inside jokes nati spontaneamente (“Dov’è Layla?!”), il condividere pensieri, opinioni, aspirazioni future. Sono contenta di essere riuscita a condividere questo momento con loro, e mi auguro di avere modo di incontrare anche altre persone del collettivo in occasioni future.

Ho condiviso un momento stupendo con Elisa (laloisss) nell’area Self Comics in compagnia di Mari – abbiamo imparato a fare una serigrafia! Questi piccoli momenti sono così puri, così preziosi, specie in questo periodo storico. È così rigenerante mettere giù il cellulare e tornare a sporcarsi le mani di inchiostro e pittura.

Sabato, poi, è stato un po’ più caotico, come ci si aspettava. Ma l’ho passato in compagnia di Anto e Marty, due persone che descriverei, rubando il termine a Marty stessa, come «wholesome», un aggettivo per riferirsi a qualcosa che giova al corpo e alla mente, qualcosa di sano che ti fa bene, un atto di gentilezza verso se stessə o gli altri. E sapete qual è stato il bello?

I nostri mondi si sono messi a comunicare, e gli incontri di una diventavano occasione di scambi positivi per l’altra. Nessuna corsa, nessuna separazione, ma un muoversi insieme alla scoperta di nuove letture e scambiando due parole di cuore con chi incrociava il nostro cammino.

C’è stata Alrisha, di una dolcezza infinita, sempre piena di energia e frizzante nel suo look tutto viola. Mi sono portata a casa Il Difensore, immancabile accanto all’Erede che avevo adottato lo scorso anno.

È stato bellissimo incontrare di nuovo Alexis, scambiare un abbraccio, una foto, e lasciare un messaggio sul suo quadernino blu, prendendomi cinque minuti di decompressione seduta per terra con una penna in mano e le parole che fluivano.

Altrettanto bello è stato rivedere Martina e Viviana, sapere come stava andando con i loro libri e chiacchierare del più e del meno, mentre il tempo si dilatava e sfumava sempre più, facendosi irrilevante.

Era ormai diventato un comfort passare duecento volte allo stand del Torino Pride, tappa fissa in entrambi i giorni. In particolare, un grazie a Francesca che a ogni giro tirava fuori una conversazione stimolante. Qui mi sono anche concessa il mio acquisto jolly, il cofanetto di Goodbye, My Rosegarden che rincorrevo da mesi senza successo.

C’è stata anche Arianna, dolce come sempre, non ho potuto far a meno di portare con me anche una copia fisica di Estasi, dopo averlo amato in vista dell’uscita lo scorso novembre. Anche questo un incontro che mi ha scaldato il cuore. Spero che avremo modo di rivederci presto.

Divertentissima, poi, la corsa per salutare al volo Bea, che per pura fortuna sono riuscita a salutare appena qualche minuto prima che riprendesse la metro. Menzione speciale al Fuzetea gratis guadagnato subito dopo, uno degli highlight di questa calda giornata.

Un grazie a tutti gli altri incontri casuali, alle chiacchiere scambiate fra un corridoio e l’altro (shotout al mio amico Marco con cui non manca mai una risata e una buona dose di battute sarcastiche), agli stand di fiducia che ormai dal 2024 sono diventati un punto di riferimento a ogni Salone.

E ora?

Adesso è domenica, e la vita reale è tornata a bussare alla mia porta. Domani ne aprirò una completamente nuova, e io sono sia pronta, sia spaventata da questo cambiamento, da questo nuovo inizio. Per questo forse il resto dovrà rallentare, almeno per un po’. Almeno per qualche settimana di assestamento, in cui spunterò alcune caselle (spero con una V e non con una X), e – spero – ritroverò un ritmo più sano (soprattutto per quanto riguarda il sonno, ahimè).

Rallentare non è per forza una cosa negativa. A volte è l’unica cosa che possiamo fare per prenderci cura di noi stessə. E un po’ ce lo dobbiamo, non credete anche voi?

Per cui ritenetevi avvisatə se mi vedrete un po’ di meno su questi schermi. Tornerò quando mi sarà possibile. Anche in questa forma diaristica, che sin da quando ero piccola mi ha sempre aiutato a capire me stessa e a tirare fuori tutti i sentimenti e le emozioni che non avrei saputo tradurre altrimenti.

Con affetto,

Ari

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Ariadne Taylor

Come la principessa di Creta, possiedo un filo. Lei lo usò in un oscuro labirinto per liberare se stessa; io lo sciolgo in un labirinto di parole per liberare le mie storie.
Seguilo per scoprirle.