“Lucilla Ingannamorte. Specchi e Spettri” di Samantha Grandotti: Recensione di @lamensoladicla – Il Labirinto di Parole #11

Recensione scritta da Claudia (@lamensoladicla).

Ciao a tutti! Questo è il mio terzo appuntamento con il Labirinto di Parole di Ariadne (lo so, sono un po’ in ritardo rispetto al solito). Oggi vi parlo della prima lettura del 2026, e forse la migliore lettura fino a oggi: “Lucilla Ingannamorte. Specchi e Spettri” di Samantha Grandotti (@samsam_storie su Instagram). Vi lascio di seguito la trama.

Essere una giovane donna nella Torino di fine Ottocento non è affatto semplice. Ancora meno se si ha il dono di vedere e sentire i fantasmi, un dono che Lucilla Ingannamorte possiede fin dall’infanzia. In un’epoca in cui ciarlatani e sedicenti medium prosperano sul dolore altrui, Lucilla si infiltra nei salotti borghesi durante le sedute spiritiche per smascherarli. Ad affiancarla, suo zio, Attilio Bianchi, scienziato eccentrico appassionato di tassidermia e degli esperimenti di Galvani e l’amica Micol Lattes, studiosa della Cabala.

Moodboard di @lamensoladicla.

L’incontro con Jaime Flores, poeta argentino dallo sguardo malinconico, la trascina in un nuovo mistero: la fidanzata è scomparsa dopo aver visto il fantasma di una sposa velata, lo stesso presagio che aveva preceduto la tragica fine di una sua conoscente, morta suicida e ritenuta pazza.

Da quel momento, Lucilla si ritrova invischiata in un’indagine che si muove sul filo sottile tra allucinazione e verità, tra spiriti inquieti e menti spezzate, dove persino la realtà si incrina, come un riflesso deformato su uno specchio antico. Dovrà confrontarsi con un passato familiare lacerato e un presente sempre più pericoloso. A ostacolarla non ci sono solo gli spettri, ma anche una presenza fin troppo concreta: il questore Damiano Maltraversi, giovane ambizioso che ha più volte cercato di metterle i bastoni tra le ruote e che, se venisse a conoscenza del suo dono, non esiterebbe un istante a farla internare.

E mentre le ombre si allungano tra i viali nebbiosi della città, Lucilla scoprirà che ci sono segreti che nemmeno la morte è riuscita a seppellire.

Lucilla Ingannamorte. Specchi e Spettri di Samantha Grandotti, romanzo gotico indie, primo di una trilogia, è stato un dono in tutti i sensi. Non solo perché è stato il regalo natalizio di una mia grandissima amica, un regalo che io avevo desiderato da quando era uscito – ottobre 2025 – ma anche perché è stata una scoperta davvero fenomenale. Ha superato aspettative che erano già altissime, è stato uno di quei libri che non ti lascia in pace una volta finito, i cui personaggi entrano nella tua mente in pianta stabile senza che tu possa farci niente. Ho ritrovato il fremito, la voglia, l’ossessione. Sono molti i libri che mi prendono mentre sto leggendo, pochissimi quelli che mi reclamano quando sto facendo tutt’altro. Questo è uno di quelli. E voglio spiegarvi perché.

Innanzitutto, le premesse affinché diventasse uno dei miei libri preferiti c’erano tutte: un romanzo gotico al femminile, di un’autrice italiana, ambientato in Italia nell’800, che parla di misteri (uno dei miei sottogeneri preferiti) e fantasmi (le mie creature soprannaturali preferite). Mettici dentro un bel golden boy, critica al classismo, un po’ di amore per l’Antico Egitto e gatti (fantasmi e non), e la ricetta del mio libro ideale è servita. Se poi l’esecuzione non solo rende giustizia alle premesse, ma le valorizza ancora di più, allora non posso che alzare le mani come nel meme di “Absolute Cinema”

L’elemento gotico del romanzo è assolutamente purissimo: sedute spiritiche, esoterismo, antichi manieri, passaggi segreti, cripte, visite al manicomio, primi appuntamenti al cimitero. I fantasmi sembrano quasi essere un elemento superfluo. Se poi ci aggiungiamo che il tutto è ambientato a Torino, la città italiana gotica per eccellenza, e a fine Ottocento, il piatto è servito. Ogni ambiente, ogni parola, ogni azione è cosparsa di mistero, inquietudine, di un’oscurità che attrae, un macabro logico e legato al contesto. Quella sfumatura di gotico perfetta per quelle ragazze che durante un tè, dopo essersi complimentate a vicenda per i bellissimi vestiti, si chiedono: “Ma secondo te, quanto pesa un cuore umano?”

E l’esempio non è fatto a caso, perché stiamo parlando di un gotico al femminile, e proprio questa componente è una delle più preponderanti nel racconto. Questa è una storia di donne: donne scaltre, donne ribelli, donne ingabbiate ma che non mollano, nonostante tutto intorno a loro urli che quello non è il loro mondo — non ancora, almeno

E prima fra tutte è sicuramente la protagonista. Lucilla Ingannamorte, figlia del deceduto, ma non abbastanza, questore Ernesto Ingannamorte, è una fanciulla decisa, perspicace, che vede bene gli spettri, ma ancor meglio il mondo che la circonda. Il ritornello costante della sua vita è “una signorina per bene non fa questo”, “una signorina per bene non fa quest’altro”, ma Lucilla non se ne frega niente, e anzi, utilizza la sua posizione di “signorina per bene” per infiltrarsi nei salotti nobiliari e smascherare sedicenti medium che dicono di saper fare ciò che lei sa fare veramente. La differenza tuttavia non è solo che Lucilla non userebbe mai il suo dono per lucrare sulla gente disperata, ma ha anche tutti i suoi buoni motivi per tenerlo nascosto. 

Ho davvero amato questa protagonista, non solo perché rappresenta una personalità tenace, brillante, anticonformista (e dunque piuttosto scomoda). La amo perché Samantha Grandotti non ci tiene nascosti i difetti che ha e ha avuto. La Lucilla empatica e al di sopra delle costruzioni sociali è il risultato di un percorso che parte da una base di supponenza e, diciamocelo, un po’ classista, lo si vede bene nei flashback. E una cosa che amo è quando gli autori riconoscono che, se un personaggio cresce in un contesto melmoso, deve portarsi un po’ di melma addosso. Lucilla non era perfetta, e non lo è neanche ora, come quando lei che ha uno sguardo così vigile sulle vicende che la circondano, diventa un po’ cieca quando queste vicende coinvolgono le persone a lei vicine. 

Un altro personaggio che ho particolarmente amato è stato quello di Micol Lattes, la migliore amica di Lucilla, appartenente a una famiglia di ebrei ortodossi e studiosa di Cabala. Micol è l’immagine perfetta di una ribelle. La società le dice che le donne non possono ricevere un’istruzione superiore, e lei se ne va ad ascoltare le lezioni di medicina. I genitori la tengono segregata in casa, e lei scappa per studiare testi mistici proibiti. E così via. Ma ciò che ho veramente apprezzato di lei (a parte essere una diva incredibile) è il suo rapporto con Lucilla: un’amicizia fondata su fiducia, stima reciproca, affetto illimitato. Sopporterebbero ogni cosa l’una per l’altra. Ed è difficile trovare un rapporto del genere all’interno dei media, è difficile trovare due donne che si vogliano così tanto bene e si supportano a vicenda. La loro amicizia è stata refrigerante e confortante, un modello che sicuramente dà speranza per una rappresentazione sempre più sana dei rapporti di sorellanza.

Ma non ci sono solo loro. Come ho detto prima, Lucilla Ingannamorte è una storia di donne. Donne diverse, donne sfaccettate, donne in difficoltà che combattono, cadono, si rialzano, e donne che non hanno più la forza di fare nessuna di queste cose, ma che comunque non rinunciano a reclamare la propria individualità. Lucilla cerca di dare giustizia a ciascuna di loro, anche rischiando il tutto per tutto. 

Per quanto riguarda gli uomini, invece, il cast maschile non è di certo meno complesso di quello femminile. Per quanto non manchino le zecche umane che si autodecompongono con la sola forza della loro mediocrità (ciao, Lorenzo), Samantha Grandotti è maestra nella complessità dei caratteri (anche dei peggiori, come quello citato prima). E sicuramente uno che svetta, proprio in opposizione a quello citato prima, è Jaime Flores, affascinante e malinconico poeta argentino in missione a Torino per ritrovare la sua promessa sposa. Il fascino di Jaime, più che nell’immagine di artista tormentato, è nella sua capacità di non rifuggire dalle emozioni. Innamorato dell’amore e spezzato dalla realtà, Jaime Flores ha quella straordinaria abilità di riconoscere i suoi sentimenti quanto i suoi errori, accettarli e agire di conseguenza, senza nessuno che gli dica cosa, come e quanto deve sentire. E niente è più intrigante di questo.

Damiano ha già distrutto due libri e una famiglia, spero per lui di non trovarmelo mai davanti”. Questo è uno dei commenti che ho postato su Goodreads mentre ero più o meno a metà di questo libro. Arrivata alla fine, posso dire che è un pensiero che ho ancora. Tuttavia, bestemmierei se dicessi che il questore Damiano Maltraversi, “l’antagonista”, non è uno dei personaggi più interessanti e complessi di cui abbia mai letto. Ha tutti i motivi per avercela con Lucilla. E Lucilla ha tutti i motivi per avercela con lui. Ogni conversazione fra i due è così intima, così piena di rancore, che a confronto i parenti che si scannano per l’eredità da vent’anni sembrano un contenzioso amichevole. E, in un certo senso, ciò che c’è fra di loro è anche una questione di eredità, anche se di un tipo differente. Ma c’è molto altro sotto e non vedo l’ora di scoprirlo nei prossimi volumi.

La parte mystery è stata una delle mie parti preferite. Un vero e proprio enigma da risolvere che passa dai bassifondi di Torino ai salotti nobiliari, in un concentrato di azione, macchinazioni e tradimenti. Eppure, credo proprio che il vero mistero sia ancora tutto da scoprire.

Ebbene, credo che questa recensione sia durata anche troppo (lo so, sono prolissa, ma non posso farne a meno XD). Spero davvero tanto che sia servita almeno ad attirare qualcuno di voi. Come sempre ringrazio infinitamente Ariadne per questo bellissimo spazio che offre a tutti noi, e ringrazio voi per essere arrivati fino alla fine. Al prossimo mese con un nuovo titolo!

A presto!

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Ariadne Taylor

Come la principessa di Creta, possiedo un filo. Lei lo usò in un oscuro labirinto per liberare se stessa; io lo sciolgo in un labirinto di parole per liberare le mie storie.
Seguilo per scoprirle.