Hello hello! Oggi volevo proprio parlare di una serie che mi è entrata nel cuore dal primo minuto che ho guardato, e che secondo me merita di essere conosciuta da un pubblico ancora più ampio.
Come avrete capito dal titolo, sto parlando di Pluribus, serie diretta da Vince Gilligan (Breaking Bad, X-Files, Better Call Saul) che ha debuttato con la sua prima stagione su Apple TV il 7 novembre 2025. Quest’anno sono arrivati anche i primi riconoscimenti, fra cui ben 18 nominations agli Emmy Awards.1 Non dubito che moltx di voi la conosceranno già, ma secondo me non se n’è parlato ancora abbastanza, ed è un vero peccato. Vi segnalo che sono già in corso i lavori per la seconda stagione, e che il regista ha parlato di un possibile totale di quattro «atti».2 Vada come vada, a mio parere la sola prima stagione merita la visione, quindi vi consiglio caldamente a recuperarla se ancora non l’avete fatto.
La premessa
La storia si colloca prevalentemente ad Albuquerque, New Mexico. Le prime immagini della serie, scandite da un countdown, ci mostrano dei ricercatori che captano uno strano segnale proveniente dallo spazio, che in seguito ad alcune analisi si rivelerà corrispondere a una sequenza di RNA.
Nel frattempo conosciamo la protagonista della serie, Carol Sturka (Rhea Seehorn), una scrittrice di romantasy bestseller. La vediamo a un firmacopie dedicato alla sua saga di Wycaro, molto amata dal pubblico. A supportarla dietro le quinte c’è la sua compagna e manager, Helen Umstead (Miriam Shor).
Il countdown scorre di scena in scena, fino a ritornare nei laboratori in cui si stanno portando avanti alcuni esperimenti sulla strana scoperta introdotta all’inizio dell’episodio. A un certo punto, un imprevisto scatena un virus potentissimo che si diffonde rapidamente in tutto il pianeta. Il contagio crea una vera e propria hive-mind: letteralmente una «mente alveare» che unisce la coscienza di ogni essere umano in una sola, e fa sì che tutti gli individui colpiti agiscano – se sopravvivono – come un’unica, grande mente. Il suo obiettivo? Niente di oscuro o spaventoso come si potrebbe pensare. L’Hive desidera infatti ristabilire finalmente la pace nel mondo, ottimizzare l’utilizzo delle risorse e assicurare la felicità e il benessere di tutti gli esseri viventi, senza più necessità di entrare in conflitto gli uni con gli altri.
Non si tratta di un’apocalisse distruttiva nel senso classico: il pianeta non è in rovina, la violenza è scomparsa, il conflitto archiviato. Proprio per questo, la serie si colloca in una zona ibrida e inquietante, dove la fine del mondo coincide con la fine di ogni dissenso. E i confini tra distopia e utopia sfumano.
“Pluribus: Vince Gilligan e ciò che resta dell’umano”. 3
Oltre alle persone che non sopravvivono al contagio, tredici individui vi rimangono completamente immuni: fra questi proprio la protagonista Carol, che seguiamo nella scoperta di questa nuova realtà sconvolgente e alla quale lei sembra non volersi arrendere.
I miei 5 motivi per guardare Pluribus
1 – La riflessione sull’individualità umana

Diamo così per scontato cose come avere dei pensieri nostri, agire secondo il nostro interesse personale e fare ciò che è utile al fine della nostra sola sopravvivenza, che a volte il concetto di essere degli individui unici con una mente a sé stante ci sfugge, è così radicato in noi che ne dimentichiamo l’esistenza.
Lo stesso Gilligan ha fatto riferimento a come il titolo della serie vuole essere un cenno all’espressione «E pluribus unum»: “dai molti, uno solo”. Questa è stata il motto degli Stati Uniti fino al 1956 (quando si passò a: «In God We Trust»), e simboleggiava la prima unione delle diverse 13 ex colonie inglesi in una federazione comune.4 Tuttavia, lo stesso Gilligan dice che non si dovrebbe leggere questo titolo da un punto di vista esclusivamente americano, ma guardarlo anzi da una prospettiva globale.5
La collettività dell’Hive ci ricorda pericolosamente un elemento sempre più presente nella nostra quotidianità: l’Intelligenza Artificiale. Quest’ultima non si presenta come «il nemico», ma come uno strumento nato appositamente per facilitare la nostra esistenza, risparmiandoci fatica, dolore, e risorse cognitive per lasciare maggiore spazio al nostro benessere.
Chiaramente all’inizio è un fenomeno così sorprendente che si fa fatica a vederne i pericoli, e ci si lascia incuriosire dalle possibilità che offre. Ma oggi più che mai una buona fetta di noi “immuni” è ben cosciente delle conseguenze a cui andremmo incontro se ci lasciassimo trasportare completamente da questi nuovi sistemi: il nostro pensiero critico e la nostra creatività andrebbero a farsi benedire, e ogni minima capacità cognitiva acquisita prima dell’avvento di queste tecnologie sfumerebbe con i nostri ricordi lontani, ormai inutile e sostituita da un completo asservimento alle macchine. Per non parlare del fatto che qualsiasi pensiero o creazione originale diventerebbe di dominio pubblico, e chiunque potrebbe farlo proprio, e noi non avremmo il diritto di reclamarlo come nostro, perché di fatto non lo sarebbe più.
Ecco, questo è esattamente il meccanismo attraverso cui opera l’Hive: asseconda sempre gli individui rimasti immuni, e li serve e li riverisce appropriandosi di beni e di capacità che di fatto sono stati rubati agli individui contagiati. La loro mente è come un immenso data center che raccoglie le conoscenze di tutti gli individui coinvolti, che di conseguenza hanno perso qualsiasi forma di agency, ma che nella pratica vivono più felici, poiché, entrando in possesso della proprietà di tutti in parti uguali, è venuto meno anche qualsiasi presupposto per un conflitto. Noi, però, sappiamo bene che alimentare questi data center nella nostra realtà richiede un prezzo molto alto da pagare in termini di risorse energetiche naturali; ebbene, anche in Pluribus l’Hive richiede una “manutenzione” speciale, che viene rivelata nel corso degli episodi della prima stagione.
Perché resistere ad una tecnologia che ti consegna, attraverso i droni, tutto ciò che chiedi, e quasi subito? O, come Koumba Diabaté (Samba Schutte), alle continue notti brave al casinò di Las Vegas, pieno di donne disponibili ventiquattro ore su ventiquattro? Forse perché, avendo già visto questo film, si sa che ci sarà un prezzo da pagare. Se ogni esempio di questo genere riflette una minaccia attuale (metaforica o concreta) […] qual è la forza malvagia che sta dietro alla promessa di felicità offerta dall’unione con gli altri, con il «pluribus»?
“Ho già visto questo film – Pluribus di Vince Gilligan”.6
2 – La protagonista, Carol
*qualche spoiler in questo paragrafo, ho cercato di evitare il più possibile ma avviso lo stesso*

Nel quadro apocalittico appena descritto si inserisce la nostra protagonista, Carol Sturka, all’apparenza dal carattere forte e dotata di uno spiccato senso dell’umorismo, ma che sotto questa facciata racchiude molti altri lati di sé che emergono nel corso delle puntate. La carriera di Carol come scrittrice è fiorente, ma nasconde delle frustrazioni: la sua saga romantica altro non è che l’ennesima maschera dietro cui si nasconde, perché la storia che lei vorrebbe davvero raccontare ha forme e colori molto diversi da quelli che vediamo in copertina. Infatti, Carol è lesbica e ha avuto difficoltà ad accettare questo lato di sé in passato, vivendo anche esperienze molto difficili come quella di essere sottoposta forzatamente alla terapia di conversione. Per tutta la vita ha cercato di sentirsi uguale agli altri, ha vissuto sentendosi esclusa e diversa, e questo rende ancora più incisiva la sua condizione dopo il contagio: anche in un mondo tutto uguale, dove l’omologazione è totale, lei rimane fuori dal gruppo. La perdita della compagna Helen nel primo episodio amplifica ancora di più questo senso di solitudine assoluto. Quando Carol scopre degli altri individui immuni, poi, diventa l’outcast fra gli outcast: mentre loro accettano acriticamente questa nuova vita e si lasciano comprare dalle coccole dell’Hive, lei oppone resistenza e si mette disperatamente alla ricerca di una spiegazione e, soprattutto, di una soluzione per far tornare tutto come prima. Un fallimento dopo l’altro, però, la sua mente inizia a cedere alle attenzioni dell’Hive, portandola a mettere le sue consapevolezze continuamente in discussione.
3 – La regia e la scrittura

«This show was made by humans» recita il disclaimer che compare nei titoli di coda. Un promemoria per ricordare che dietro all’opera c’è l’uomo, con tutte le sue imperfezioni, i suoi dubbi, le sue paure, il suo talento. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato alla serie. Una presa di posizione contro l’uso dell’intelligenza artificiale nei lavori creativi. Un avvertimento, un invito a riflettere.
“Pluribus, l’apocalisse gentile contro la felicità automatizzata”.7
Gilligan ci sorprende di continuo, alternando ritmi frenetici a momenti di totale stasi, costruendo momenti di alta drammaticità in armonia con le scene più tragicomiche. Il silenzio assordante e i vuoti dell’episodio 7 (The Gap), i colori caldi di certe sequenze dell’episodio 9 (La chica o el mundo): tanti sono gli elementi che ho amato della regia di questa serie, e di come a ogni immagine si accompagna una velocità narrativa specifica. Nulla è lasciato al caso: soprattutto nei momenti di maggiore solitudine di Carol, la fotografia comunica più delle parole, la musica o il silenzio scandiscono le giornate e noi ci ritroviamo isolatx insieme a lei, portiamo il peso della sua condizione e delle sue emozioni.
Un paio di battute out of context che ho apprezzato:
“You cannot give me anything, because all that you have is stolen.”
“As we speak, no one is being robbed or murdered. No one is in prison. The color of one’s skin, by all accounts, now meaningless.”
“I miss being wrong. Being wrong was the most human thing I ever did.”
“I spent my whole life trying to be a ‘we’ for other people. Now the world is literally a ‘we,’ and all I want is to be a ‘me’ again.”
“If everyone is thinking the same thing, then nobody is actually thinking.”
4 – Whatever these two have going on

La dinamica tra Carol e Zosia (Karolina Wydra) è tanto interessante quanto controversa. Zosia (o meglio, il suo corpo) viene “assegnata” dall’Hive come “accompagnatrice” di Carol perché la fisionomia della donna ricorda spaventosamente quella di un personaggio dei libri della protagonista – più in particolare l’interesse amoroso maschile, che nella concezione originale di Carol era in realtà una donna.
La mente di Zosia però è collegata al resto dell’Hive, quindi la sua esperienza con Carol è condivisa… praticamente da tutto il mondo. Eppure, nel corso degli episodi c’è sempre qualcosa nell’aria, un qualcosa che spero venga esplorato molto di più nella prossima stagione. Non vi dico molto altro perché per questo aspetto in particolare dovete assolutamente guardare la serie per capire di cosa sto parlando.
5 – Whatever this man is going through
*spoiler minori*

Manousos Oviedo è l’unico altro individuo immune oltre a Carol a non accettare acriticamente questa nuova condizione. La sua posizione è ancora più radicale rispetto a quella di Carol: se lei cerca una soluzione al problema attraverso il dialogo con l’Hive, Manousos lo rifiuta completamente, non accettando cibo, cure, neanche un saluto da parte dei contagiati, e vivendo recluso nella sua abitazione in Paraguay, dove cerca da sé di capire che cosa sta succedendo. Dopo svariati tentativi apparentemente vani da parte di Carol, sarà proprio un messaggio disperato lanciato da lei a tirarlo fuori da questa routine di mera sopravvivenza e a smuovere il corso degli eventi della prima stagione. È un personaggio tutto da capire anche lui: un momento lo comprendi, un altro ti viene da prenderlo a ceffoni, e quello dopo gli dài nuovamente ragione. Sono molto curiosa di conoscerlo meglio nella prossima stagione.
Bonus: I meme

I meme e il fandom di questa serie sono semplicemente squisiti, e si sa, difficilmente riesco a resistere a certe cose, specie se il prodotto di partenza mi coinvolge così tanto. Basta trovare qualche pagina dedicata sui social visivi o meglio, sull’ex social cinguettante, per essere catapultatx in un mondo fantastico di inside jokes, e sì, anche di fanfiction piuttosto interessanti. Vi lascio fare ciò che volete con questa informazione.
Piccola nota queer-femminista

Prima di chiudere l’articolo, mi premeva fare una breve – e quindi riduttiva – riflessione da una prospettiva queer-femminista. Perché sì, la serie rientra perfettamente nei parametri di questo tipo di lettura, eppure se date un’occhiata alle fonti che ho citato nel corso dell’articolo e alle letture consigliate qui sotto, così come ad altri articoli generalisti online, vi renderete conto che nessuno di questi cita lontanamente l’orientamento sessuale di Carol o i suoi interessi amorosi mostrati nel corso degli episodi. Forse in alcuni ci sono solo dei riferimenti vaghi alla sua partner Helen. E capisco che la sessualità della protagonista non è di certo il focus della serie, ma come ho menzionato nel paragrafo a lei dedicato, questo aspetto la rende, se vogliamo, la protagonista “perfetta” della storia: il fatto che lei appartenga a una minoranza amplifica ulteriormente il suo senso di isolamento dopo il contagio, perché di fatto questo avvenimento non fa altro che spingerla ancora di più verso quel margine in cui lei è sempre stata. E non penso neanche che la scusante sia la non centralità di questo aspetto, perché ci scommetterei tutto che se Carol fosse stata etero o comunque in relazioni con uomini i media avrebbero menzionato più esplicitamente qualche scena sentimentale all’interno della serie. Invece non vedo quasi mai queste conversazioni avvenire al di fuori della cerchia ristretta di persone che si vedono rappresentate dal suo personaggio.
Questa nota non vuole essere una forma di vittimismo, ovviamente, ma piuttosto un semplice invito a riflettere su quanto sia importante che una serie di questo calibro adotti un punto di vista femminile che non pone gli uomini al centro della sua esistenza. Diamo ancora troppo per scontato che questo sia un discorso superato, che il “femminismo” abbracciato da sempre più persone sia sufficiente per mitigare i problemi derivanti dalle disuguaglianze imposte da un’adesione rigida, acritica e obsoleta agli schemi del binarismo di genere.
Il personaggio di Carol incarna l’esperienza di tutte quelle persone che nella nostra società vivono già ai margini, separate dalle masse. Le stesse persone che non riescono e non vogliono più omologarsi a un “ordine” imposto dall’alto, e che proprio per questo motivo sono portate dall’altra parte a sentirsi costantemente come un errore da correggere.
Il fatto che si discuta così tanto dell’aspetto antropologico e del genere fantascientifico della serie, e così poco delle specificità della protagonista – che non è stata esente da commenti misogini e colpevolizzazioni che difficilmente riesco a immaginare proiettate sul suo personaggio nel caso in cui fosse stata un uomo – mi fanno ancora una volta rendere conto di quanto, come società, siamo ancora lontanx dal comprendere certe dinamiche a fondo e dal saperci muovere con dimestichezza e lucidità attraverso di esse.
Letture consigliate:
- “Pluribus: Vince Gilligan e ciò che resta dell’umano”, di Jacopo Bulgarini d’Elci, Mondoserie, 17/01/2026, https://www.mondoserie.it/pluribus/.
- “Ho già visto questo film – Pluribus di Vince Gilligan”, di Karen Pinkus, Fata Morgana Web, 05/01/2026, https://www.fatamorganaweb.it/vince-gilligan-pluribus/.
- “Pluribus, la recensione: (s)laughter is the best medicine”, di Andrea Vergari, NPC Magazine, 26/01/2026, https://www.kalporz.com/2026/01/pluribus-la-recensione-slaughter-is-the-best-medicine/.
- “Pluribus Wiki”, Fandom, https://pluribus.fandom.com/wiki/Pluribus.
- “Mi mancava la voglia di parlare per ore di una Serie Tv: Pluribus me l’ha fatta tornare”, di Antonio Casu, Hall of Series, 12/12/2025, https://www.hallofseries.com/pluribus/pluribus-serie-fatto-tornare-voglia-parlarne/
- “Pluribus, l’apocalisse gentile contro la felicità automatizzata”, di Nicolò Bellon, Lampoon, 29/12/2025, https://lampoonmagazine.com/pluribus-vince-gilligan-intelligenza-artificiale-serie-apple-tv-distopia/.
- https://www.televisionacademy.com/shows/pluribus. ↩︎
- “Pluribus: Vince Gilligan e ciò che resta dell’umano”, di Jacopo Bulgarini d’Elci, Mondoserie, 17/01/2026, https://www.mondoserie.it/pluribus/. ↩︎
- Ibidem. ↩︎
- Ibidem. ↩︎
- “Vince Gilligan Breaks Down the Meaning Behind Pluribus’ Strange Title”, di Matthew Byrd, Reactor, 10/11/2025, https://reactormag.com/vince-gilligan-pluribus-title-meaning-explained/. ↩︎
- “Ho già visto questo film – Pluribus di Vince Gilligan”, di Karen Pinkus, Fata Morgana Web, 05/01/2026, https://www.fatamorganaweb.it/vince-gilligan-pluribus/. ↩︎
- “Pluribus, l’apocalisse gentile contro la felicità automatizzata”, di Nicolò Bellon, Lampoon, 29/12/2025, https://lampoonmagazine.com/pluribus-vince-gilligan-intelligenza-artificiale-serie-apple-tv-distopia/. ↩︎







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