Non so nemmeno da dove cominciare a scrivere. Probabilmente creare il reel associato a questo articolo sarà molto meno impegnativo, perché dovrò condensare tutti i concetti in modo veloce e simpatico, finendo probabilmente per non dire neanche un terzo delle cose che spero di riuscire a esprimere adesso. Qui siamo solo io e le mie parole, come sempre, e voglio usare quelle giuste, le migliori per parlare dei miei pensieri, in questo blog come in un diario. La prima volta che ho scritto così su un blog avevo circa 13 anni, mi sembra di aver vissuto mille vite nel frattempo.
Ma bando alle ciance, veniamo al punto. Nei periodi in cui sento di aver perso la bussola e di non sapere neanche più chi sono, è rassicurante guardare indietro a momenti di maggiore certezza nella mia vita per ricalibrare un po’ tutto e ritrovare la via. Quando queste cose le sento in relazione al mio profilo e alla mia figura come The Last Writer, trovo sempre estremamente confortante riguardare il primissimo post che ho fatto sulla pagina dell’altro social: lo trovate qui. Quando ho aperto The Last Writer volevo un posto in cui far confluire le mie passioni più grandi e le mie competenze professionali. Un laboratorio dove “mettere le mani in pasta” e fare del mio meglio, dandomi il giusto valore ma anche senza troppe pretese, senza rincorrere l’algoritmo o le persone per qualche like o follow vuoto.
Da allora ho cercato la mia voce in tanti modi, spaziando fra parole e colori diversi. La cosa che è cambiata di più è che inizialmente avevo un’impostazione molto spiccatamente bilingue: postavo principalmente in inglese, e questa cosa mi manca, e mi rendo conto di aver smesso di farlo soprattutto per coltivare certe relazioni che ho costruito nella nicchia italiana e che mi sono ancora care, ma inavvertitamente sento di aver “trascurato” questo aspetto che è molto presente in me e fa parte di chi sono, e che mi piace condividere quotidianamente. Ho pensato che vorrei riallinearmi un po’ di più alle radici di questo progetto e ad altri punti chiave che avevo evidenziato nel mio post. Se riprendo in mano le stesse keywords che avevo stilato in quel primo post, mi ci riconosco ancora parecchio:
- Writing: la parola centrale. È nel mio nome, nel nome del blog, in tutto. Ho sempre voluto che la scrittura fosse messa in risalto nel mio spazio, e sono contenta di riconoscermici ancora. Solo, vorrei riprendere a fare qualcosa di più, come all’inizio: live di scrittura, writing prompts, condivisione di più cose scritte da me, esperienze varie… Ci tornerò, spero.
- Languages and cultures: Questo è l’aspetto su cui ho insistito più all’inizio – vedi alcune storie in evidenza che avevo salvato e in cui specificavo cosa succedeva sul mio profilo (ne avevo fatte molto di più, poi nel tempo le ho riviste molto). Presentazioni, servizi editoriali, io che parlo tante lingue… spoiler: è ancora tutto valido! Poi è rimasto progressivamente più “dietro le quinte”, è vero, ma nel blog è sempre rimasta attiva l’area dedicata alle traduzioni, e sinceramente vorrei poter sfruttare di più questo lato del mio profilo. Pur avendo continuato a formarmi e a fare pratica offline, penso di aver lasciato sempre più nell’ombra questo aspetto qui perché scoraggiata dall’attuale situazione in cui versiamo noi traduttori umani in questo periodo. Alcune esperienze fatte proprio nell’ultimo periodo, però, mi hanno fatto riabbracciare un’ottica più ottimista, e soprattutto mi hanno permesso di rinnovare un po’ di più la fiducia in me stessa e nelle mie capacità (per citarne un paio: ho tradotto un romanzo per me stessa dopo tanto tempo e ne sono troppo felice, e ho preso la certificazione del C2 con Cambridge, una soddisfazione che procrastinavo da anni – calcolate che il livello C1 l’avevo raggiunto nel 2016, LOL). Non avere un curriculum chilometrico non significa necessariamente essere meno capaci, anche perché poi la differenza si vede nella pratica, sempre. Quindi aspettatevi di vedermi condividere molto di più questa sfera dei miei interessi su questi e altri schermi!
- Digital content: Forse la dicitura un po’ più vaga. All’epoca stavo per cominciare a studiare nel campo delle digital humanities, unendo le mie conoscenze in campo umanistico a competenze un po’ più da smanettona. Adesso quel percorso di studi l’ho completato; mi ha dato tante soddisfazioni, e mi ha portato a fare esperienze nel campo della ricerca e nel mondo del lavoro di cui sono molto grata. Penso però di voler prendere una via opposta in questo senso sul profilo adesso, una via più “analogica” (per quanto sia possibile su un social media), spinta dal mio animo nostalgico ma anche dal desiderio di ridare la priorità a cose più semplici, soprattutto visto che adesso siamo costantemente in allarme per l’AI che invade i nostri spazi. Per cui lascio l’informatica alla mia sfera lavorativa offline, e qui lascio prevalere l’arte, in qualsiasi forma abbia voglia di esprimerla.
- Editing: insieme alla traduzione, un altro pilastro del mio profilo. Da anni sia in università che al fuori ho cercato di formarmi sempre di più in questo ambito. Durante il primo anno sulla pagina sono anche riuscita a portare avanti alcune commissioni: principalmente correzioni di bozze e schede di valutazione, sia per clienti italiani che stranieri. Sono state delle piccole soddisfazioni che vorrei tornare a riprendermi. Già adesso con il collettivo Indie a Bordo ho avuto la possibilità di rimettermi un po’ a editare, ma penso proprio di voler fare di più, e soffiare via la polvere dalle sezioni sui servizi editoriali qui sul blog. Per ora con moderazione, visto che ho anche un altro lavoro full time da gestire, ma il segreto è comunque non mollare mai l’esercizio e rimanere costante, anche a piccole dosi.
- Collabs and education: per “education” intendevo soprattutto “divulgazione”, ma comunque. Le collaborazioni sicuramente non sono mancate, e sono contentissima dei legami che ho stretto grazie a queste esperienze. Spero di continuare in questa direzione, e anche di prendermi più spesso il tempo di fare ricerca e portarvi qualche contenuto lungo e argomentato in più, come già avevo fatto nell’articolo sulle fanfiction, ma ancora meglio.
- Travel and adventure: eh, quando ho scritto questa cosa vivevo in Spagna ed ero in giro molto più spesso di quanto lo sia stata negli ultimi due anni. Non è stato un periodo facile, ho dovuto rinunciare a parecchie esperienze, anche se non mi lamento, perché ne ho comunque fatte altre e spero di poter continuare a farne, tra viaggi, concerti e fiere, alcune delle mie attività preferite e di cui qualche volta ho parlato anche sulla pagina IG (trovate qualcosa sparsa in qualche post e nelle stories in evidenza). Diciamo che questo aspetto è più trascurabile perché più una parte della mia vita privata che, appunto, ci tengo a mantenere abbastanza privata, ma comunque non esiterò mai a condividere qualche bella foto scattata in viaggio, questo è poco ma sicuro.
- Advice: ho scritto solo “consigli” perché, anche se consiglio prevalentemente libri, mi capita spesso di menzionare anche film, serie TV, videogiochi o musica. Con questo direi che ci siamo, quindi continuerò su questa rotta, cercando di migliorarmi sempre.
- Reviews (Books, Cinema, TV): e qui torniamo al discorso immediatamente sopra. Penso che questo aspetto non manchi, mi ritengo abbastanza soddisfatta, e continuerò a condividere quello che più mi piace in tal senso. Forse comincerò a fare delle selezioni più accurate, riducendo la pressione di dover condividere per forza tutto quello che guardo/ascolto/leggo/gioco. Di certi contenuti è bello usufruire anche solo per se stessx.
- Authenticity: Non mi sono mai forzata a condividere cose che non fossero in linea con i miei veri gusti e i miei valori, e così intendo continuare a fare. A volte non è neanche una questione di principi, ma semplicemente di gusti, ed è giusto rimanere fedele a me stessa anche in questi casi. È uno spazio personale e mi piace condividere ciò che mi rappresenta in modo autentico e sincero.
- Inclusiveness & activism: Come in ogni spazio in cui mi muovo, non possono mai mancare la sicurezza e l’accoglienza. Non sarà una pagina che verte principalmente su notizie di attualità o temi politici, ma questi aspetti della nostra realtà sono in tutto quello che facciamo, e traspaiono nelle affermazioni più sottili, in ogni gesto, in ogni colore, a volte anche nel silenzio. Sicuramente rimangono due parole chiave importanti e fondamentali nella mia realtà, questa come in quella lontana dagli schermi.
Un aspetto che manca ma che penso sia evidente da tempo è il fatto che mi piace condividere e parlare soprattutto di storie queer, e in particolare saffiche. Non sono mai mancate nel profilo (non a caso i primi post subito dopo l’apertura sono stati una recensione della seconda stagione di Heartstopper e del libro di Girls Like Girls di Hayley Kiyoko) ma ultimamente sento il bisogno che siano molto più presenti; se non esclusivamente – visto che comunque mi capita di leggere i generi più svariati e quando mi va ne parlo a prescindere – comunque nella stragrande maggioranza dei casi. Infatti, avrete notato che ho “svecchiato” di nuovo un po’ l’anima del profilo e provato a dargli nuovi colori, nuove vibes, seguendo un po’ quelle che sono le mie sensazioni del momento (ho cambiato immagine del profilo dopo due anni!). So che certe scelte potrebbero andare a restringere ancora di più la nicchia di interesse per quello che condivido, ma va bene così, come dicevo non sono qui per diventare una influencer da 100k followers, mi basta avere una cerchia di legami veri con cui condividere post pensati e fatti sempre usando la mia testa e le mie risorse personali. I contenuti sui social sono solo una minima parte dei modi in cui mi piace dare sfogo alla mia creatività, e finché ho quella mi sento viva, quindi farò sempre di tutto per mantenere accesa la mia scintilla.
Non so davvero quanto senso abbia tutto questo e spero di non suonare megalomane o comunque eccessivamente egoriferita; l’introspezione è un altro grande pezzo di me che mi piace far confluire nella scrittura, e la rubrica The Last Diaries è destinata principalmente a questo tipo di cose. Spero che possa comunque essere stata una lettura piacevole per qualcuno, o anche solo un semplice modo per farmi conoscere meglio o dare uno spunto a qualcun altro per guardarsi dentro e capire quanto si sente davvero in linea con l’immagine che ha di sé. Far coincidere queste due cose è estremamente difficile, l’ho imparato a mie spese nel tempo e tuttora non smetto di ricevere lezioni a riguardo; so che è una scuola continua, e che imparerò fino all’ultima ora della mia vita, e va bene così, è il bello del viaggio. È proprio vero che per ritrovare la strada giusta devi tornare indietro sui tuoi passi. A volte scopri che una risposta a tutte quelle domande ce l’hai sempre avuta.
To the last hours of my life, writing and reading stories will always be a part of me, of my own being, for better or for worse. With the lights and the shadows. To the last hours of my life I will have a story to tell, whether it’s written in a book or spoken out loud. […]
My whole life I’ve been unravelling threads through a tangled labyrinth of words, being my own Daedalus and writing my way out of the dark.
Just follow the thread.
Alla prossima,
Ariadne
The Last Writer







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