Riflessione scritta da @alessia_sayu.
Negli ultimi tempi è diventato sempre più evidente, ma potremmo affermare che una storia che ha dato inizio – e in un certo senso ha sdoganato – il trope enemies to lovers è stata La Bella e la Bestia della Disney. A loro si sono aggiunti zombie, principi fae, vampiri e ship create dalla community, come la “Dramione”, che rafforzano l’idea che l’uomo verbalmente aggressivo è “cool”: lui la tratta male, non la rispetta, la insulta… ma lo fa perché sotto sotto gli piace, però non riesce ad esprimere i suoi sentimenti per lei! Vero?
No.
Non ci siamo proprio. C’è bisogno di fare un passo indietro e vedere con chiarezza cosa si nasconde sotto il tappeto del romanticismo forzato…
Nel caso della sopracitata coppia non-canon formata da Draco Malfoy e Hermione Granger, è chiaro che su molti aspetti lui fosse influenzato e manipolato dai valori inculcati dal padre; tuttavia, tra i vari esempi, vorrei citare la scena presente nel quarto libro, Il calice di fuoco:
«Però non toccarmi la mano, me la sono appena lavata».
Penso che chi si rivolga a qualcuno in questo modo e con evidente disgusto, sicuramente non prova sentimenti d’amore o attrazione (senza contare che durante il secondo anno ne aveva auspicato persino la morte), e posso affermarlo in base alla mia esperienza, dato che a scuola mi sono sentita rivolgere una frase molto simile a questa, purtroppo. Malgrado ciò, guardando gli eventi degli ultimi due film, non si può negare che Draco iniziasse a mostrare qualche dubbio circa le proprie convinzioni ed è quindi comprensibile che una larga parte del pubblico femminile volesse provare a dare una visione diversa del giovane serpeverde. Tuttavia, personalmente trovo il coinvolgimento della Granger davvero fuori luogo e ritengo che se si fosse pensato ad Astoria Greengrass o ad un altro personaggio anche originale, mantenendo il trope, le storie sarebbero risultate più interessanti e maggiormente verosimili, permettendoci di vedere comunque il cambiamento del ragazzo e la sua complessa personalità.
Il problema principale è quando si segue questa tendenza senza consapevolezza, per cui il messaggio trasmesso diventa quello di continuare a dare per buona una visione tossica della donna come la “crocerossina” capace di vedere oltre la maschera del mostro (che nel frattempo attua violenze di ogni tipo, prime fra tutte controllo e gelosia) e resta in relazioni sempre più soffocanti, convinta che con il suo amore possa “salvarlo” o cambiarlo. C’è una frase che trovo esplicativa a tal proposito, pronunciata da Lyanna Stark a suo fratello Ned riguardo a Robert Baratheon nella saga de Il Trono di Spade:
«L’amore è una cosa dolce, ma non può cambiare l’indole di un uomo.»
E se qui stiamo parlando di “semplice” infedeltà, figuriamoci per il resto.
Sebbene negli ultimi tempi abbia cambiato idea e sia passata ai “golden boys”, riconosco e ammetto che io per prima ho letto romanzi, fanfiction e ho guardato film in cui questo trope era presente, dato che è uno dei miei preferiti insieme al forbidden love, anche in casi non-canon (capitan Sparrow e commodoro Norrington, sto parlando di voi!), ma solo se e quando era ben strutturato e inserito nel racconto. Difatti, ciò che ha sempre catturato la mia attenzione più di ogni altra cosa era una crescita dei personaggi reale, un rapporto complesso e intenso, magari problematico e tormentato, in assenza però di una glorificazione della violenza o di cattiveria gratuita, messe lì solo perché sono soluzioni narrative che ormai vanno di moda e quindi le mettiamo un po’ ovunque.
Nel film Frankenstein, uscito nel 2025, è chiaro che questo pseudo-amore è sempre più messo “a casaccio”: penso che il rapporto che nasce tra la protagonista e la creatura non abbia alcuna ragione di esistere, perché non ha nessuna base solida. Ma perché, mi chiedo? Vorrei avere una valida motivazione a supporto di quello che il film mi mostra e non solo che lui “poverino, era incompreso…”.
L’aspetto più grave secondo me è questa forzatura: le donne costrette ad essere accoglienti, gentili e comprensive verso qualsiasi cosa facciano gli uomini. Alla lunga, da amanti e compagne di vita vengono ridotte a figure materne prive di libero arbitrio che devono soltanto coccolare e accettare, rimanere zitte e a testa bassa davanti a tutti i capricci – o meglio, ordini – del loro marito/fidanzato, che in realtà è un Peter Pan cresciuto male (nei casi meno allarmanti).
Al contrario, risulta evidente che quando è la donna nella fiction ad essere “mostruosa” o violenta, non si parla quasi mai di amore “che salva”: in molti casi, l’unica soluzione è la condanna della “strega”, senza alcuna esitazione. Una delle poche eccezioni si coglie in Fiona del film d’animazione Shrek, dove, nonostante il suo aspetto alla fine resti da orchessa, l’attenzione è rivolta maggiormente sulla sua personalità e lo stesso vale per il protagonista maschile. Anzi, la storia insiste proprio sul fatto che la bellezza esteriore non significa necessariamente gentilezza e bontà d’animo, come confermano le figure del principe Azzurro, della fata Madrina e di Lord Farquaad; soprattutto, pone in luce e smaschera chi sceglie di ingannare e nuocere agli altri per il proprio vantaggio, sfruttando vuote cortesie e finta dolcezza. Sono convinta comunque, che se la nostra principessa fosse stata descritta come il “villain” della storia, malvagia e sanguinaria, di sicuro non avrebbe avuto un lieto fine con tanto di bacio del “vero amore”, piuttosto si sarebbe fatto avanti un giovane, audace eroe pronto a sconfiggerla, ottenendo lodi e gloria.
Infatti, una storia del tipo La Bella e la Bestia a parti invertite, prova che un personaggio come Annie Wilkes in “Mysery” non viene per niente idealizzato e romanticizzato e sebbene sia intenso, magnificamente scritto e interpretato, è etichettata come folle e disturbante. Nel suo caso, il passato difficile non è preso in considerazione e nemmeno possibili traumi a quanto pare… Per quale motivo a lei e ad altre antagoniste non viene concessa quasi mai l’occasione di redimersi, di cambiare e di essere “salvate”?
È l’ennesima prova a dimostrazione che la violenza femminile non viene giustificata e compresa allo stesso modo di quella perpetrata dagli uomini, al punto che perfino Pyramid Head di Silent Hill ha il suo fanclub con storie romantiche e fanart annesse.
Questi esempi tendono a farci percepire che abbiamo valore soltanto quando ci pieghiamo e/o creiamo, anche inconsapevolmente, una competizione con altre donne: da un lato, attraverso l’isolamento e le bugie della controparte maschile (in base a come è pensata la nostra società, anche alcuni uomini sono vittime in tal senso, tenuti a non mostrare mai le loro emozioni e sensibilità perché gli è stato insegnato così); dall’altra, i giudizi verso e tra noi donne, al posto di riconoscere i casi in cui siamo vittime di tale manipolazione.
In questo modo, anche nella vita vera si scambiano il desiderio per attrazione e la passione effimera per interesse sincero, così facendo, ci sfugge che le relazioni diventano, invece, una gabbia di incomprensione e incapacità di comunicare le proprie necessità, senza rispetto né sostegno, con mille difficoltà e sfide – neanche fosse una missione top secret da portare a termine – dove se si parla lo si fa attraverso indizi ambigui ed enigmi.
Ma allora, ne vale la pena?
Perché siamo così in fissa con i “bad boys”? Forse perché scambiamo per amore e impegno quell’attesa di una svolta, che qualcosa o che lui cambi grazie a noi (spoiler: non succede), dipendenti da questo sentimento e dalla speranza che altro non sono che una trappola da cui non vogliamo allontanarci, anche se potremmo, perché è l’unico modo che conosciamo di “sentire”, che assume valore quando ci autodistruggiamo.
Detto questo, è giusto riconoscere che attraverso la lettura di questo genere di storie, possiamo osservare molte dinamiche e situazioni per noi indubbiamente pericolose o tossiche, pur senza esporci in modo diretto alla sofferenza che proveremmo se le vivessimo sulla nostra pelle. Ecco perché quando sono scritte bene e con intelligenza ci aiutano anche a capire meglio il nostro carattere, il modo di relazionarci con gli altri e perché no, godere comunque delle nostre fantasie e dei desideri più segreti e inconfessabili.
In conclusione, mi farebbe molto piacere sapere cosa ne pensate voi. Quali sono i vostri “guilty pleasures” se ne avete e qual è il vostro trope preferito? Siete più per i “bad boys” o per i “golden boys”?
AlessiaSayu. Mi trovate su IG: QUI 👈🏻







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