Buondì, Writers! Per quanto stia amando revisionare i vostri articoli e pubblicarli nel Labirinto di Parole, ho pensato che fosse un buon momento per fermarmi e dare voce a nuovi pensieri da parte mia, anche perché non voglio che la gestione della rubrica impigrisca la mia scrittura! Poi mi ero ripromessa di condividere di più e senza troppi timori, per cui eccomi qua con un argomento che sta occupando gran parte delle mie giornate in questo periodo: la Nostalgia (anche se diciamocelo, in realtà fa parte integrante del mio essere, non a caso la mia bio di IG recita “queen of the labyrinth and nostalgia”).
Non si tratta di certo di un concetto di nicchia, dal momento che tutt’ora è al centro di numerosi trend – vedi i milioni di post con i momenti memorabili e le mode del decennio passato, la romanticizzazione dell’adolescenza negli anni dal 2010 in giù, la riesplosione di massa della fotografia analogica o delle prime macchine digitali, il ritorno in auge delle serie TV cult degli anni ’90, delle vecchie console di gioco, i vecchi telefoni (che servivano solo per telefonare e mandare messaggi, e al massimo fare qualche piccola foto di bassa qualità!).
Io in primis ci sono dentro fino al midollo: mi mancano anni in cui oggettivamente non stavo una favola, ma a cui appartengono ricordi tuttora preziosissimi per me; qualsiasi serie TV o film che esce oggi in qualche modo non mi sembra mai “reale” al 100%, mentre quelle di qualche decennio fa riescono a farmi provare emozioni uniche ogni volta; ho ripescato le mie macchine fotografiche digitali e le sto riutilizzando più spesso, così come le mie Polaroid e Instax (fun fact su di me: ho ereditato la passione per la fotografia da mio padre e da mio nonno, e ancora oggi mi piace passare le ore a guardare i vari modelli di macchine fotografiche e confrontarne le caratteristiche, cercare online fotografie scattate con ciascun dispositivo e fantasticare sul mio kit da sogno, che prima o poi spero di mettere insieme). Di conseguenza a tutto ciò, sto cercando di riprendere a fare più spesso qualsiasi attività che non richieda l’uso di uno smartphone, come disegnare, colorare, decorare il bullet journal, preparare dolci senza un particolare motivo, e così via – il che, se mi fermo a pensarci, è diventato sempre più difficile al giorno d’oggi, specie per noi persone appassionate di media.



In foto: un paio di scatti quotidiani dei miei micetti fatti con una Kodak Pix Pro FZ151.
Ultimamente trovo conforto anche nel sedermi al computer e vagare per i vecchi forum e archivi, con le loro grafiche rimaste intatte dai primi anni 2000 (vedi come ho parlato del mio ritorno su Efp nel mio articolo sulle fanfiction), e amo spulciare i post e vedere di che cosa parlava la gente in un determinato anno, o che cosa scriveva, o quali sentimenti provava. Sono un po’ diventata una “Cacciatrice” di capsule del tempo, se vogliamo, sia di quelle che ho disseminato io, sia di quelle lasciate indietro dagli altri (una delle mie armi preferite a tal proposito è Wayback Machine).
Ma da dove viene questo profondo senso di nostalgia?
Superficialmente, posso dire di essere sempre stata una persona nostalgica, con lo sguardo rivolto indietro tutto il tempo. Rischioso, commenterebbe giustamente qualcuno, se si pensa al fatto che questo potrebbe portarmi a non vivere mai effettivamente nel presente, e a non avere alcuna speranza o prospettiva per il futuro (non che sia facile averne in ogni caso, ora come ora).
Scavando un po’ più a fondo, però, vedo che questo sentimento sta continuando a crescere esponenzialmente e in maniera direttamente proporzionale alla mole di informazioni che ci travolge ogni giorno. È come se il nostro cervello si rifiutasse di elaborare la maggior parte di esse e trovasse conforto unicamente rifugiandosi nei ricordi, in una storia già scritta e prevedibile, dove non può succedere nulla di nuovo che rischi di alterare l’equilibrio, perché ne si conosce già l’epilogo – e da una parte come biasimarlo, vista l’epoca buia che stiamo attraversando come umanità.
Che poi, penso che si colleghi anche al modo in cui ricerchiamo i famosi tropes nelle nostre letture: in fondo, così come i content warnings, sono lì per dirci cosa aspettarci e, nel bene o nel male, questo ci dà una sicurezza in più quando ci approcciamo a una nuova storia. Ci sono i periodi in cui io amo farmi sorprendere e sconvolgere, e quindi mi immergo nella lettura a scatola chiusa, senza volerne sapere nulla prima. Ma ci sono altri periodi in cui, invece, le energie sono sotto zero e l’unico modo per riuscire a godermi una lettura è sapere che ci troverò esattamente quello che mi aspetto e quello di cui ho bisogno al momento.
Ma comunque, ritornando alla nostalgia: sicuramente sarà anche che starò crescendo – invecchiando – e con un futuro sempre più incerto all’orizzonte, trovo conforto in ciò che è passato e, in parte, spero possa ritornare. Dopo l’iper entusiasmo tecnologico, credo che sempre più persone stiano cominciando a sperare in un ritorno di metodi un po’ più “analogici” – altro esempio a prova di ciò: la nuova impennata di acquisti di articoli come vecchi registratori di cassette, lettori DVD o altri oggetti ormai fuori produzione attraverso piattaforme per la vendita dell’usato (e certe persone hanno pure cominciato a lucrarci sopra, ahimè).
Credo che questo sia il segno innegabile di un nostro bisogno di recuperare connessioni autentiche – con le persone, con la natura, con il nostro corpo. Smettere di esistere solo in un ambiente digitale, e ricordarci che possiamo ancora camminare su questo pianeta, recuperare le ultime novità davanti un caffè al bar anziché digitando un messaggio o registrando vocali per ore, scrivere con l’inchiostro sulla carta anziché attraverso una macchina (e lo dico da persona che ama digitare sulla tastiera del computer, ama programmare e scrivere nei doc sul Drive – eppure, quanto è gratificante creare delle forme uniche su un foglio bianco con il solo ausilio delle nostre mani e una penna?).
Questo stream of consciousness è forse servito per dire tutto e niente, per dire che sì, inevitabilmente rimarrò una persona nostalgica che sogna prima o poi di inventare una macchina del tempo o sviluppare dei poteri affini; mi aggrappo a ciò è già stato vissuto perché in tempi come questi, dove tutto è fonte di sovrastimolazione, sento che i ricordi si fanno sempre più offuscati e la memoria sempre più volatile, e in qualche modo voglio ridurre questo effetto su di me il più possibile. So che nonostante questo devo anche vivere nel qui e ora, e prendere quel che verrà come meglio posso; eppure, per me che sono abituata a viaggiare fra i mondi fantastici dei libri, è bello ricordare che con la mente posso anche viaggiare indietro, in storie in cui io sono stata la protagonista, o altri prima di me lo sono stati allo stesso modo.
E voi, che cosa ne pensate? Qual è una cosa che vi provoca un’immensa nostalgia, e vorreste che tornasse? Come vivete questo periodo, e come vivete il vostro rapporto con la nostalgia? La demonizzate oppure lasciate che vi accolga fra le sue braccia?
Parliamone insieme.
Ariadne Taylor
The Last Writer







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