“Perché sono così scarsa da dover pubblicare in self?” – di Erisia von Wahrkanzell – Labirinto di Parole #9

Riflessione scritta da Erisia @erisia_von_wahrkanzell.

Come la maggior parte di coloro che vogliono diventare scrittori e scrittrici, ho anche io una storia molto romantica, fatta di desideri leopardiani nati già nella più tenera età (secondo mia cugina avevo 8 anni, secondo la mia madrina 6; ai poster dei Backstreet Boys l’ardua sentenza).

Fatto sta che avevo espresso già da giovanissima la volontà di diventare, da grande, una scrittrice artista (o pittrice, le fonti divergono su questo punto).

Io credo che volessi semplicemente scrivere le mie storie e illustrarle.

L’ho fatto?

Assolutamente no.

Mi sono laureata, ho lavorato, mi sono laureata di nuovo, ho lavorato di più. E così via, fino ad avere un buon posto di lavoro e svariati titoli.

Mi ha resa felice?

In parte.

In realtà ho sempre avuto il desiderio di sistemare la mia vita in modo tale da potermi dedicare anche ad altro. Tipo lavorare part-time e fare la scrittrice artista per il resto del tempo.

Ha funzionato?

Ovviamente no.

Chi deve pagare affitto, bollette ecc. sa benissimo quanto tutto ciò possa essere difficile. E anche quando i soldi bastano, permettersi del tempo (e dei soldi) per i propri hobby è spesso un lusso.

Eh sì, mi dispiace per chi storcerà il naso, ma finché non potrò vivere di arte e scrittura, per me sarà sempre un hobby. Tra l’altro molto costoso.

Quindi ho continuato a scrivere e a immaginare storie.

Sono sempre state il mio rifugio, il mio porto sicuro.

Sono scappata con la mente nel mio mondo quando non avevo nessun altro luogo in cui andare. I miei personaggi sistemavano i torti che subivo io, vivevano avventure che io non avrei mai potuto avere.

È stata la mia consolazione e il mio equilibrio.

Poi, tre anni fa, sono stata male. Male davvero.

C’è da dire che sono sempre stata cagionevole di salute. Avevo periodi in cui bastava veramente poco per farmi crollare, e non parlo solo a livello psicologico: il mio corpo non riusciva a tenere il passo. Però poi recuperavo, riuscivo ad avere anche periodi in cui stavo bene.

Fino, appunto, a tre anni fa.

C’è da dire che tre anni fa ero nel periodo più felice della mia vita. La pandemia era ormai alla fine, mi ero riscritta all’università, avevo un nuovo lavoro che amo. Insomma, tutto andava per il verso giusto. Finché, appunto, non ho iniziato a stare male.

Un male che nessuno riusciva a spiegarsi.

Specialisti, milioni di esami e diagnosi parziali.

Chi ha una malattia cronica, o si prende cura di qualcuno che la ha, sa benissimo di cosa sto parlando. Un calvario senza fine.

Inutile dire che da quel punto in poi sono cambiate le mie priorità.

Non sono immortale. Non ho la certezza che il domani sarà tale da permettermi di realizzare i miei sogni.

Quindi ho fatto una lista, grazie al mio psicoterapista. Ve lo dico con il cuore: se non riuscite da solə, chiedete aiuto. Il/la terapista giustə fa la differenza, credetemi.

In questa lista ci sono le cose importanti, le priorità. Tutto ciò per cui voglio spendere quel poco di energia che mi resta.

E no, non ci sono cose tipo fare la modella per Victoria’s Secret o vivere a Dubai. Ci sono cose normalissime, come riuscire a fare di nuovo un’escursione nella Foresta Nera, o avere la certezza che quello che pianifico per la settimana prossima sia davvero fattibile. Riavere indietro la mia quotidianità e la mia indipendenza.

Ma tra le tante cose che desidero c’è anche il poter realizzare i miei sogni. Quelli rimasti nel cassetto e rimandati “a dopo”.

E uno, il più grande di tutti, è sicuramente pubblicare la mia saga fantasy.

Quindi, come prima cosa, ho cercato di capire come si pubblica un libro.

Non vi farò una lezione inutile sull’editoria italiana, ma sappiate che la prima dilogia delle Cronache di Wahrkanzell è un epic high fantasy con elementi rivisitati della mitologia norrena e un’ambientazione steampunk. Tra l’altro scritto più come una cronaca che come un romanzo.

Per i non addetti ai lavori, fatevi una ricerca su quanti libri del genere vengono pubblicati e venduti in Italia, e capirete perché per me è stato chiaro sin dall’inizio che trovare una CE interessata sarebbe stata un’impresa.

Un’impresa che mi sarebbe costata nervi e attesa, senza comunque nessuna certezza.

Tra l’altro io ho un’immagine ben precisa di come vorrei che i miei libri fossero pubblicati. Perché questo è il punto: il mio scopo primario è la pubblicazione.

La certezza che i miei personaggi non svaniscano insieme a me.

Che il mio mondo possa offrire rifugio a tante altre anime perse come la mia.

Quindi ho deciso di pubblicare in self.

Ho preso i miei risparmi e ho creato un budget per strumenti vari (Procreate, Canva, Inkarnate ecc.), per l’artista che creerà le copertine, per l’editing e la correzione di bozze, per un paio di illustrazioni promozionali, per sponsorizzazioni e collaborazioni.

Non pagherò per le recensioni, ma le copie d’autore che regaliamo ai blogger, noi autori e autrici le paghiamo.

Il resto l’ho fatto, e lo sto facendo, da sola.

Mi piacerebbe avere un team che mi aiuti nei miei progetti?

Assolutamente sì.

Me lo posso permettere?

No, purtroppo.

Anzi, io spero che i libri quanto meno si rifinanzino, altrimenti non credo proprio di poter pubblicare l’intera saga. È una triste verità, ma va detta.

Come va detto che ho definito lo scrivere un hobby (perché non è un lavoro finché non ci si guadagna, siamo tuttə d’accordo). Questo però non toglie che io creda in un alto grado di professionalità. Il più alto possibile. Proprio perché chiunque avrà voglia di leggere le mie storie abbia tra le mani un prodotto finito di qualità, curato nei minimi dettagli.

Quindi ho deciso di pubblicare in self non perché sia la strada più facile (credetemi, non lo è per niente se lo fate con criterio), ma perché è la strada più adatta a me, in questo momento.

Tra l’altro non ho trovato nessuna situazione per me migliore di Amazon. Triste verità anche questa, da una parte. Dall’altra, io sono magari un’ottimista, ma spero che la portata che Amazon offre agli autori e alle autrici indie si riveli per me più una possibilità che un ostacolo.

Ci sono tantissimi esempi positivi (e tutti hanno un piccolo team alle spalle, ve lo dico per esperienza: un libro pubblicato senza essere nemmeno stato corretto ed editato da un professionista non è un libro, è un manoscritto incompleto. Guardate le informazioni legali o il colophon per credere).

Quindi, nel mio piccolo, farò del mio meglio con quello che ho.

I miei non saranno libri per tuttə e non saranno i booktok dell’anno.

Pazienza.

Ai lettori e alle lettrici che vorranno accompagnarmi in questo viaggio, invece, dico grazie.

Le Cronache sono per voi.

Per il resto, potrebbero cambiare le cose in futuro?

Non lo so. Per ora cerco di vivere un giorno alla volta.

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Ariadne Taylor

Come la principessa di Creta, possiedo un filo. Lei lo usò in un oscuro labirinto per liberare se stessa; io lo sciolgo in un labirinto di parole per liberare le mie storie.
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