Articolo scritto da Julia @julia__writes. Come sempre, un grazie enorme ad Andrea de @il_quindieviduo per la fantastica community che ha creato!
Negli ultimi anni, nel mondo del self publishing, si è insinuata una convinzione curiosa: che uno scrittore indipendente debba farsi carico non solo della pubblicazione del proprio libro, ma di un’intera macchina promozionale fatta di cartacei, gadget, spedizioni e collaborazioni. E che tutto questo sia normale per una singola persona che magari ha anche un altro lavoro, studia, ha una vita.
La domanda è: da quando abbiamo accettato che un autore non supportato da nessuna casa editrice debba dissanguarsi per pubblicare e promuovere la propria opera?
Sia chiaro: il libro è suo, ci può investire quanto vuole. Nessuno discute la libertà creativa o l’impegno che si desidera impiegare. Il punto però è come siamo arrivati a dare per scontato un modello che, se guardato dall’esterno, ha più il sapore del sacrificio rituale che della normale promozione editoriale.
Facciamo un esempio concreto: la collaborazione con i bookblogger.
Molti blogger dichiarano di “avere bisogno del cartaceo per problemi di vista”, (anche se leggono senza problemi email, storie di Instagram e reel). A quel punto, l’autore volenteroso tira fuori la calcolatrice:
- copia autore di un libro di ~300 pagine: circa 6€ a copia;
- spedizione: 2-5€.
Per ammortizzare la spedizione, spesso si comprano 10 copie alla volta dalle piattaforme di self. Ma non è finita: la copia va spedita al blogger, confezionata in modo carino, con bigliettino su quanto l’autore sia grato, sacchettino e, ormai quasi obbligatori, gadget.
Candela al profumo del protagonista? Segnalibri? Stampa esclusiva? Sacchetto brandizzato? Primogenito incluso? Perché ormai sembra richiesto. Il tutto finisce in una box che ti costa almeno altri 5€ di spedizione.
Totale medio: 15-20€ a invio.
Ritorno sull’investimento? Dipende dalla luna!
Nello scenario migliore, la blogger legge dopo mesi: “Oddio la TBR è infinitaaaa ma il tuo è il prossimo, giuro!”. Fa la recensione su Amazon. Le chiedi, cortesemente, se può postarla anche su Goodreads e magari fare un post dedicato.
Risposta: “Solo storie, per il post mi servirebbe il cartaceo del secondo libro”.
Altri 15-20€. E via con la candela al gusto del coprotagonista (perché del profumo dei personaggi femminili, di solito, non frega a nessuno).
Quando il pacco arriva, ringrazia… e sparisce. Forse bloccata, forse fuggita col circo in Brasile, fatto sta che l’autore ha bruciato 30€ dei 27 che aveva (e sì, sarebbe una battuta divertente, se non fosse vera), in cambio di una recensione copiata e incollata da Amazon a Goodreads e due storie che evaporano dopo 24 ore.
A questo punto, è legittimo chiedersi: cosa si poteva fare di diverso?
Dal lato autore: praticamente tutto. Scegliere solo blogger che già seguono il tuo lavoro, non accettare collaborazioni cartacee con sconosciuti che ti hanno inviato un messaggio palesemente copia e incolla, proporre l’ebook prima del cartaceo, non farsi spingere nel circolo vizioso “gadget = visibilità”.
Dal lato blogger: anche qui tutto. Chiedere l’ebook se possibile, evitare richieste poco trasparenti, non duplicare file, non fare finta di essere interessati (“va in TBR!”) e poi sparire. E soprattutto: se il libro non piace, non è obbligatorio incensarlo, ma le critiche dovrebbero essere costruttive. Se volete il cartaceo perché avete DAVVERO delle motivazioni, il modo migliore per supportare l’autore è comprarlo.
La provocazione finale
La vera domanda però è un’altra: quando abbiamo normalizzato tutto questo?
Quando è diventato scontato che un autore debba:
- pubblicare 2/3 libri l’anno,
- essere sempre online,
- mandare pacchi curati con gadget,
- partecipare a fiere e presentazioni,
- temere di essere dimenticato se non produce contenuti per 48 ore?
E soprattutto: perché ti devo convincere a passare al mio stand con la promessa dei gadget? Non sei lì per i libri? È tipo una fiera del libro… No?
Chiariamoci, non c’è nulla di sbagliato in chi vuole creare box, candele, merchandising e edizioni speciali. È bellissimo se nasce da entusiasmo reciproco, non se nasce da pressione o paura di scomparire.
Obbligatorio, invece, è il rispetto reciproco.
Il problema è che abbiamo perso di vista una cosa banale: non è normale fare tutto questo per sopravvivere come autore.
E non dovrebbe esserlo.







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