Presentazione e recensione scritte da Flami @marginalia.tales
Ciao a tutt*! Mi chiamo Flaminia, ho ventisei anni, vivo a Roma e ho conseguito da poco la laurea magistrale in Comunicazione e Media.
Mi piace considerarmi una lettrice entusiasta ed eclettica. Infatti, nonostante io abbia dei generi preferiti – fantasy, mistero, gialli, romanzi rosa – leggo un po’ di tutto, dai saggi ai classici. Ho solo una regola: devono essere i libri a venire da me, non il contrario. Anche se sono nella mia libreria da anni, non posso forzarmi a leggere qualcosa (ogni volta che ci ho provato non è andata bene).
Sono anche un po’ “difficile”: per quanto adori farmi trascinare dalle storie, raramente riesco a non concentrarmi sui difetti o su ciò che potrebbe essere migliorato. Mi piace la scrittura e proprio per questo non posso trattenermi dall’osservare, talvolta in modo scrupoloso, il modo in cui chi scrive usa le parole. Quando recensisco preferisco perdermi nelle riflessioni che un testo mi lascia addosso, mi piace guardare se regge davvero, cosa trasmette, dove inciampa. E sì, spesso finisco per essere severa: mi danno fastidio le rappresentazioni inverosimili, l’incoerenza dei personaggi e la cattiva scrittura.
Concludo questa presentazione con una piccola curiosità su di me: ho un debole per i cattivi – i villain. Non nel senso “omg, è troppo figo” (cioè, siamo onesti, sicuramente se un personaggio è “figo” non guasta ma…): nel mio caso è proprio la mente malvagia ad affascinarmi.
Per rimanere in tema con la recensione di oggi, posso dire che Jane Austen probabilmente sarebbe delusa da me e mi riserverebbe lo stesso sdegno con cui si rivolgeva a Sir Edward in Sanditon:
«[…] per natura non aveva un gran comprendonio: secondo Sir Edward l’eleganza, lo spirito, la furbizia e la tenacia del malvagio della storia contavano molto di più di tutte le sue azioni insensate e atroci. Per lui, questo comportamento indicava genio, fuoco, sentimento.» (Sanditon, pp. 168-169).1
È, quindi, proprio a proposito di villain che mi ricollego al libro di cui vorrei parlare.
Lady Susan, scritto presumibilmente nel 1794 ma pubblicato solo nel 1871, è una delle opere minori di Jane Austen e fa parte del suo “trittico incompiuto” (infatti, si trovano spesso pubblicati nello stesso volume Lady Susan, I Watson e Sanditon). Al suo interno troviamo una protagonista originale, una villain a tutti gli effetti, con i tratti tipici di una mente lucida votata all’autoconservazione e alla soddisfazione personale, al gioco e alla conquista: manipolazione, intelligenza, seduzione.
«Si può dire con una certa sicurezza che Lady Susan è un’affascinante deviazione rispetto a ciò che divenne la norma per Austen più avanti nella sua carriera di scrittrice. La domanda allora diventa: dovremmo considerare Lady Susan come una vera e propria cattiva o Austen vuole che la vediamo come un’antieroina più sfumata? Un’analisi dei tratti tradizionalmente associati ai personaggi antieroi o antieroine e un’attenta considerazione dell’interpretazione di Lady Susan da parte di Austen suggeriscono che non sia un’antieroina, ma piuttosto una villain complessa.» (Anastasi, 2020).2
Lady Susan è un romanzo epistolare da cui difficilmente non si rimane incantati. Nonostante sia privo delle descrizioni classiche di un romanzo, le immagini dei personaggi, l’aspetto e l’atmosfera della storia appaiono vivide e concrete. La trama ruota attorno all’aristocratica vedova Lady Susan Vernon ed è ambientata nel periodo in cui, a causa di alcuni avvenimenti in cui era rimasta coinvolta, si trova costretta ad andare a vivere casa della cognata Mrs Vernon.
Susan è una donna forte, consapevole e libera e il tono pungente, ironico e spesso meschino delle sue lettere – soprattutto quelle che invia alla sua migliore amica Alicia (le mie preferite) – la rendono un personaggio decisamente diverso dalle eroine austeniane. Astuta e manipolatoria, è una protagonista che, a mio parere, offre una visione diversa sull’universo femminile: una rivendicazione di quello spazio che alle donne veniva, e forse in alcuni contesti viene ancora, impedito di occupare pienamente.
Il racconto incuriosisce, intrattiene, diverte e ha un unico difetto: finisce troppo in fretta. La storia si conclude con il capitolo “Conclusione” che tira le somme degli eventi che hanno visto coinvolta la protagonista (i suoi inganni, i suoi piani, le sue conquiste amorose) e offre una panoramica sul futuro di quei personaggi che, per via diretta e indiretta, abbiamo conosciuto attraverso le 41 lettere di cui è composto il racconto.
Lady Susan
Susan Vernon non è un personaggio positivo: questa è la premessa con cui ho aperto la recensione ed è anche il modo in cui i critici, e forse la stessa autrice, la dipingono. Infatti, le caratteristiche che Austen considera intrinsecamente positive nei suoi personaggi – la cordialità, l’attaccamento alla famiglia, l’amore coniugale, il buon cuore, la generosità, la compiacenza, l’immaginazione, il giudizio, la gentilezza, l’amabilità, il temperamento dolce – risultano messe in discussione dal comportamento di Lady Susan, al punto da apparire del tutto assenti, salvo quando si rivelino funzionali al conseguimento di un fine. Eppure, io non ho potuto fare a meno di adorare la sua sagacia, la sua irriverenza e, non ultima, la sua totale assenza di filtri nelle lettere con la sua adorata Alicia. È uno dei rapporti di amicizia più sinceri e veritieri che ho avuto il piacere di leggere.
«Ti domanderai di certo come io riesca a trascorrere qui il mio tempo, e infatti la prima settimana è stata terribilmente noiosa. Ora, comunque, la situazione va migliorando: si è unito a noi il fratello di Mrs Vernon, un giovane affascinante, che mi ha promesso un po’ di svago. C’è qualcosa in lui che mi attrae, una sorta di impertinenza, un’eccessiva confidenza che gli insegnerò a correggere. È vivace e sembra intelligente e, quando avrò ispirato in lui un rispetto maggiore di quello che le gentili opinioni di sua sorella gli hanno inculcato, potrà diventare un gradevole diversivo. È un piacere sopraffino domare uno spirito arrogante, piegare alla propria superiorità una persona decisamente prevenuta. L’ho già stupito con la mia pacata riservatezza e farò in modo di umiliare ancor di più l’orgoglio di questi altezzosi De Courcy; dimostrerò a Mrs Vernon che i suoi tentativi da sorella giudiziosa sono stati inutili, e convincerò Reginald che ella mi ha diffamato vergognosamente. Questo disegno servirà a distrarmi, ed eviterà al mio cuore di soffrire così gravemente per la dolorosa separazione da te e da tutti quelli che amo. Adieu.»
(Lady Susan, p. 32)
Lady Susan è pungente, manipolativa, seduttrice; è un’acuta conoscitrice della natura umana, sia maschile che femminile, tanto da trasformare la presa in giro del sesso opposto in un passatempo raffinato. La sua è un’arte e lei la esercita con naturalezza e senza il minimo scrupolo. È scaltra, ma raffinata; calcolatrice, ma dotata di una grazia che la rende magnetica. Vi lascio una delle mie citazioni preferite:
«Secondo le mie intenzioni dovevo avere un’espressione composta e dignitosa, con una sfumatura che l’avrebbe convinto che non ero del tutto felice. […] Oh, che delizia osservare, mentre parlavo, i cambiamenti della sua espressione, scorgere il conflitto tra la tenerezza che si riaffacciava e il dispiacere che durava ancora! C’è qualcosa di piacevole nei sentimenti che si lasciano manovrare tanto facilmente. Non che abbia invidia, né vorrei, per nulla al al mondo, averne di simili, ma si dimostrano utili quando si desidera influenzare le passioni di un altro. Eppure, lo stesso Reginald, che poche mie parole hanno ridotto alla completa sottomissione rendendolo più trattabile, più affezionato e più devoto che mai, mi avrebbe lasciato, al primo impeto d’ira del suo cuore orgoglioso, senza degnarsi di cercare una spiegazione!
Non posso perdonare una tale prova di orgoglio neanche di fronte alla sua attuale umiliazione, e non so decidermi se punirlo lasciandolo immediatamente dopo la nostra riconciliazione, oppure sposandolo e torturandolo per sempre.»
(Lady Susan, pp. 65-66).
Ho adorato la sua inventiva, la sua capacità di piegare le situazioni a suo favore con una leggerezza quasi teatrale. Inoltre, la sua profonda conoscenza del gioco sociale – dei suoi meccanismi e delle sue zone d’ombra – lascia senza fiato. Lei, come ripete spesso, porta sempre a compimento ciò che vuole e lo fa uscendone sempre vincitrice. Che importa della cattiva reputazione o delle malelingue? Come dice la sua cara Alicia, Lady Susan dovrebbe “pensare alla sua felicità e basta” e lei di certo non ci pensa due volte a farlo, con disegni che escono dagli schemi e sfidano le convenzioni.
Le lettere tra Catherine Vernon (sua cognata) e sua madre, Mrs De Courcy, sono però quelle che ce la descrivono non per come appare ma per come è agli occhi di chi non cede alle apparenze e alle lusinghe: cinica, arrivista, priva di qualsiasi sentimento possa avvicinarsi anche minimamente all’’empatia o alla compassione (se non quando sono rivolte verso sé stessa).
Ho riletto questo libro due volte, la seconda a distanza di poco meno di un anno dalla prima e non ho potuto fare a meno di affezionarmi ancora di più al personaggio. In questa seconda lettura ho avuto anche modo di soffermarmi meglio sul finale. La prima volta mi aveva lasciata delusa, dandomi quasi l’impressione – totalmente errata – che lei alla fine ne fosse uscita sconfitta. Mi era sembrato, infatti, che rimanesse incastrata nella fitta trama dei suoi stessi inganni e delle sue manipolazioni, ma così non è: lei desidera la vita di società e la ricchezza, non altro, ed è esattamente quello che ottiene.
Non potevo non dare cinque stelle piene a un’opera così affascinante. Lady Susan è un gioiello di ironia, arguzia e sagacia, una storia che si consuma (purtroppo) rapidamente, ma lascia il segno con la sua protagonista irresistibile.
Ringrazio ancora infinitamente Flami, che vi ricordo di seguire su Instagram (@maginalia.tales) e su Goodreads (click qui), per aver condiviso un pezzo di sé e questa analisi così approfondita di un’opera forse troppo poco chiacchierata. Non posso che augurarmi di rivederla tornare presto qui sul blog – magari anche per qualche progettino a quattro mani!
Noi ci rivediamo alla prossima pubblicazione de Il Labirinto di Parole.
A presto,
Ariadne Taylor
The Last Writer
- I riferimenti e i numeri delle pagine sono tratti dall’edizione della Newton Compton Editori che comprende Lady Susan, I Watson e Sanditon, pubblicata in Italia nel 2023. ↩︎
- Sebastian C. Anastasi, 2020 Essay Contest — Winning Entries, Austen’s Aberration: The Unconventional Character of Lady Susan, JASNA – Jane Austen Society of North America (https://jasna.org/publications-2/essay-contest-winning-entries/2020-essay-contest/anastasi/).
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