Recensione scritta da Claudia @lamensoladicla .
Ciao a tutti! Sono già al mio secondo appuntamento nel Labirinto di Parole di Ariadne, e oggi vi parlo di uno sci-fi thriller a tinte cyberpunk a cui sono davvero super affezionatissima: “Marchio di Fabbrica” di Eva Battiston (@_eva.skyler_).
Vi lascio di seguito la trama:

Skyler è una giovane grafica appena arrivata ad Ambrian, in cerca di indipendenza e tranquillità.
Jacen, rigido e metodico, è una Sentinella alle prese con una serie di crimini inspiegabili.
Due esistenze destinate a incrociarsi.
Uniranno le forze per cercare risposte e, tra scoperte scioccanti e scelte difficili, scopriranno quanto può essere alto il prezzo della verità, e quanto fragile sia il concetto d’identità.
(moodboard di @lamensoladicla)
Ci troviamo ad Ambrian, in Serania, Stato assai all’avanguardia confinante con la Mendelia (già protagonista del romanzo di esordio di Eva Battiston, “Onda Ribelle”). Qui Skyler, giovane grafica, si trova a compiere i primi passi nel mondo del lavoro e a fare i conti con la sua prima esperienza da sola in una grande città, quando l’incontro con il detective Sentinella Jacen la coinvolgerà in un indagine su crimini informatici e la catapulterà in un mondo fatto di bugie, misteri e sotterfugi.
Come sempre, la Terra alternativa di Eva Battiston non delude. Il worldbuilding di “Marchio di Fabbrica” è ottimamente costruito e pervade ogni singolo aspetto della vita dei personaggi. Case, mezzi di trasporto, tempo libero, cibo… ogni dettaglio del contesto in cui si muovono i personaggi è finemente studiato e ricco di innovazione. Vi sentirete totalmente immersi in questo nuovo e fantastico mondo dalle tinte sci-fi, anche grazie agli inserti che accompagnano la storia, come articoli di giornali, volantini, libri e interviste a vecchie conoscenze. Insomma, passate cinque minuti ad Ambrian e ditemi se anche a voi non viene voglia di fare un giro a bordo di un hovercar o rimanere tranquilli a casa a guardare un olofilm gustando un chocodrops!
A proposito di Ambrian, è sicuramente il posto ideale in cui vivere. Città marittima, è il centro più grande della Nazione, e il tecnologicamente più avanzato; è piena di vita e di opportunità, un sogno per i giovani che, come Skyler, sentono strette le mura che li hanno cresciuti e vogliono spiccare il volo e realizzare i propri sogni. Ma è anche una città estremamente tranquilla, il suo tasso di criminalità è bassissimo (sebbene, negli ultimi tempi, sembra che stia accadendo qualcosa di strano…). Tuttavia, a differenza degli altri romanzi dell’autrice, le vicende non si terranno in un unico posto. Esploreremo anche altre realtà e chi ha apprezzato “Onda Ribelle” potrà anche dare un’occhiata a come è cambiata la Mendelia dopo molti anni dalla fine della storia della Squadra Sette.
Parlando dei personaggi, invece, non potrete non affezionarvi a Skyler e Jacen. Skyler è una protagonista davvero amabile: è luce, speranza, determinazione. Jacen invece è serio, metodico, attento, ma sotto la scorza da detective inflessibile si nasconde un uomo dal cuore tenero che farebbe di tutto per far stare bene gli altri e non lasciare impunite le ingiustizie. La coppia investigativa funziona perché i due si complementano a vicenda, lì dove Jacen manca di tatto arriva Skyler con la sua empatia, e nei momenti in cui lei è in difficoltà interviene lui a darle una mano. Il vincolo che li lega è (quasi) fin da subito una profonda amicizia, che rende le loro interazioni estremamente naturali e piacevoli da leggere. E poi c’è anche un tocco romance che non dispiace.
Ma il cast dei personaggi non si limita ai protagonisti. Conoscerete anche l’esuberante Rory (tranquilli, abbaia, ma non morde), la bella e brillante Kirei, i genietti gemelli (i cui nomi, per chi segue l’autrice da tanto tempo, saranno un colpo al cuore). E come dimenticare i colleghi di Skyler, fra chi è più simpatico e chi un po’ meno (ti sto guardando, Vita).
Per quanto riguarda i temi, a differenza dei due romanzi precedenti pubblicati dall’autrice, “Marchio di Fabbrica” non è una distopia, dunque le tematiche trattate saranno diverse (almeno parzialmente) dai suoi predecessori.
Il tema più importante è, probabilmente, il concetto di identità, sul quale il lettore sarà chiamato più e più volte a riflettere. Chi siamo noi? Siamo il modo in cui siamo cresciuti, le scelte che prendiamo? Quanto il modo in cui veniamo al mondo ci determina? Ma altro tema molto importante è quello dell’indipendenza. Skyler è una giovane donna che si ritrova da sola in una città grandissima come Ambrian per seguire i suoisogni, senza l’aiuto di nessuno e, anzi, con una madre parecchio opprimente che non fa altro che buttarla giù e inculcarle la sua tossica mentalità lavorativa. Dovrà essere in grado di dimostrarsi pronta per la vita che ha scelto e per affrontare le difficoltà che questa le metterà davanti.
Diretta conseguenza dell’indipendenza è l’autodeterminazione. Skyler all’inizio della storia ha un’autostima bassissima, ulteriormente minata dalle parole della madre e dalle difficoltà lavorative. Sarà necessario fare un percorso molto importante per riacquistarla. Ma non solo lei: un po’ tutti i personaggi saranno protagonisti di un’evoluzione che li porterà a smantellare le certezze che avevano e a vedersi con nuovi occhi.
Anche se non è una distopia, “Marchio di Fabbrica” di certo non rinuncia ad occuparsi di tematiche sociali. Anzi, esse saranno sempre più preponderanti nel corso della storia. Nel corso della loro indagine, Skyler e Jacen si troveranno davanti a situazioni umanamente e moralmente complesse e a dover far fronte anche ai pregiudizi e alla paura della gente comune di fronte a qualcosa che non conosce. E, ahimé, questo qualcosa sta diventando sempre più protagonista anche del mondo in cui viviamo.
E questo è tutto! Come sempre, ringrazio infinitamente Ariadne per questo spazio che mi ha offerto, e ringrazio voi per essere arrivati fino alla fine. Ci risentiremo il mese prossimo con un nuovo titolo!
A presto!







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